CRONACA
La SECO ha ragione? Mirante e Baranzini danno i numeri
I due docenti di economia approfondiscono con nuove statistiche le differenze salariali fra residenti e frontalieri: 18,5% fra i meno pagati, 30% fra i più pagati. Ma i dirigenti...
BELLINZONA - I dati portati dalla SECO, in particolar modo quelli relativi alle differenze salariali in Ticino fra residenti e frontalieri (che sarebbero del 6%) continuano a far discutere. Sul nostro portale sono state diverse le prese di posizione dei partiti in merito. Ma in realtà, queste cifre sono reali?Due docenti di economia, Amalia Mirante (alla SUPSI) e Mauro Baranzini (all'USI) hanno cercato di fare chiarezza in un intervento odierno sul Corriere del Ticino. Per prima cosa, va detto che i posti di lavoro a tempo pieno dei frontalieri sono circa 42.000, 40.000 quelli degli svizzeri, 14.700 quelli dei domiciliati (cat. C), 8.100 quelli dei dimoranti (cat. B) e circa 850 quelli di altre categorie: considerare i residenti tutti insieme è un errore, spiegano Mirate e Baranzini, perché possono esistere differenze.Passando alle differenze tout court fra residenti e frontalieri, essa è importante se si prende in considerazione il 105 dei lavoratori meno pagati. Fra di essi, vi sono 4'000 svizzeri pagati meno di 3'857 franchi e 4'200 frontalieri pagati meno di 3'142 franchi, con una differenza del 18,5%. La percentuale sale e diventa del 30% se si considerano il 10% dei lavoratori meglio pagati, con salari di 9'755 franchi per gli svizzeri e di 6'917 per i frontalieri.Per quanto concerne le donne, 8'500 posti di lavoro occupati da donne svizzere sono pagati il 27% in più dei 7'800 posti occupati da donne frontaliere (5'178 franchi contro 3'746).Le differenze sono maggiori per i quadri dirigenti o per chi non ne fa parte? A sorpresa, chi ha posizioni dirigenziali ed è dimorante o domiciliato, guadagna più degli svizzeri in posizione analoghe (18'020 franchi e 19'962 franchi contro i 17'598 degli svizzeri), mentre per i non dirigenti la differenza si situa fra il 13% e il 16% a favore degli svizzeri.In conclusione, affermano Mirante e Baranzini, i dati SECO non mentono, anche se «sembrerebbe contraddire la percezione della popolazione e banalizzare la realtà», ma vanno completati con i dati dell’Ufficio cantonale di statistica elaborati sulla base della Rilevazione della struttura dei salari (RSS) dell’Ufficio federale di statica utilizzati da loro, utili ad approfondire il discorso. Perché, ci tengono a precisare, «la nostra percezione è decisamente più vicina al dato del 18.5% che non a quello del 6% e questo deve farci tenere alta l’attenzione sulla pressione esercitata sui salari. Certo è che le probabilità per trovare soluzioni utili ai problemi del nostro mercato del lavoro, aumentano se approfondiamo ciò di cui parliamo».
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