CRONACA
Giorgio Giudici, loving Valcolla. "Dai Denti della Vecchia alla capanna del Bar, una zona splendida. Il ponte..."
L'ex sindaco ci parla del progetto del ponte tibetano più lungo d'Europa: "i soldi per le belle idee vale la pena trovarli. Uniremmo idealmente Lugano con la Capriasca"
CRONACA

Il ponte tibetano più lungo d'Europa per valorizzare la Valcolla

02 GIUGNO 2017
CRONACA

Il ponte tibetano più lungo d'Europa per valorizzare la Valcolla

02 GIUGNO 2017
LUGANO – Giorgio Giudici è fra i promotori del progetto riguardante il ponte tibetano più lungo d’Europa, da costruire in Valcolla. Lo abbiamo contattato per saperne di più sul ponte lungo quasi 700 metri, e sulle sue ricadute turistiche, nel caso ovviamente tutto andasse bene: ne è risultata una chiacchierata dove il comun denominatore è l’amore dell’ex sindaco di Lugano per la valle.

Come è nata l’idea?

“Mi hanno coinvolto Alberto e Enrico Rossini. Sarebbe un ponte tibetano che unirebbe da una parte Lugano con la Capriasca, idealmente due territori che son separati dal Cassarate. C’è questo cordone ombelicale che assicurerebbe il legame fra due zone una di fronte all’altra. È stato visto che era fattibile e siamo andati avanti, con la conferenza stampa dell’altro giorno che ha avuto un’eco positiva. Tutti si chiedono quanto costa, ma ho sempre detto, anche da sindaco, che i bei progetti è importante farli e i soldi si trovano. Invece per quelli brutti, anche se ci sono i soldi, non vale la pena. Questa sarebbe una novità, non per il Ticino ma per il nostro territorio, anche come dimensioni e dunque come ambizioni. Ora vediamo i passi successivi, ci sono approfondimenti tecnici, le autorizzazioni, una fase di sviluppo e di accettazione dalle autorità. L’idea è lanciata, va capita la reazione, che mi è parsa di curiosità. Tanti penseranno che andiamo a costruire nel Tibet (ride, ndr)”.

Ha lasciato intuire che i soldi, volendo, si trovano, giusto?

“Si tratta di lavorare sulla fattibilità tecnica, giuridica e delle autorizzazione. Una volta che le autorità competenti hanno assicurato che è fattibile, il secondo passo è la ricerca dei finanziamenti, anche con sponsor. Ma ora prima dobbiamo avere le autorizzazioni”.

Lei parteciperà come architetto, o come ex sindaco?

“Come sostenitore. Mi piace l’idea, e faccio parte del gruppo promotore, i professionisti che se ne occupano sono altri”.

Quanto può dare questo progetto alla Valcolla?

“Dipende anche da come lo si veicola a livello turistico. Il segno nel paesaggio è di attrattività, e ci sono le escursioni. Basti guardare che successo hanno Valle Maggia e altre con canjoning e ciclopiste, qui c’è un sistema di percorsi pedonali, è stata fatta la capanna del Bar, c’è una realtà da realizzare a livello turistico in modo più completo, con un’ulteriore attrattività se ci fosse questo progetto”.

Come mai, secondo lei, questa zona non è sviluppata e apprezzata come altre valli?

“Quando mi sono battuto per unirla a Lugano l’ho fatto perché negli anni ’50 la famiglia di mia moglie ha costruito una casa di vacanza dopo Sonvico. Da lì ho scoperto la Valcolla, per andarci si passava dal vecchio paese di Sonvico che era una strozzatura: la sponda sinistra del Cassarate era poco battuta perché la gente si fermava lì e tornava indietro. Mi raccontano che ai tempi c’erano le poste piccole, costruite apposta, per passare dal nucleo di Sonvico, prima della circonvallazione. Per questo i muri di Sonvico sono tutti rigati! Mia moglie ha avuto il coraggio di proseguire, se lei guarda da Bidogno verso la zona di Madonna d’Arla vedrà che le case sono poche, con Piandera come primo nucleo, e poi Cimadera, che sono soleggiate. La Valcolla ha tante risorse, è straordinaria, non ha mai avuto lo sviluppo che hanno conosciuto zone come Carì, D’Alpe, Prato, perché i luganesi andavano più volentieri verso la Leventina”.

Anche a livello turistico mancano strutture, concorda?

“Ai tempi c’era la Locanda San Lucio a Bodio, a Certara c’erano due ristoranti, poi pian piano è stato chiuso tutto. Erano paes poveri senza capacità di promuoversi, con Lugano ora bisogna valorizzare un territorio bellissimo. Io sono a Madonna D’Arla, vedo il Tamaro, il Lema, per fare degli esempi, un paesaggio bellissimo, anche Bidogno di fronte. Serve una promozione intelligente per il turismo, la capanna del Bar garantisce una delle viste panoramiche migliori, si vede tutto il lago di Lugano, la Lombardia, tutto in modo favoloso, i percorsi vanno promossi”.

Il ponte sarebbe un’arma in più anche per il turismo luganese?

“Sicuramente sì. Tutta la sponda destra del Cassarate ha i paesi, come Cozzo, Cortisciasca, Bidogno, fino a Tesserete, dato che è una zona soleggiata. D’inverno ce n’è poco, però serve una regia, promuovere il turismo in modo coordinato per mostrare che anche questa zona va valorizzata, soprattutto d’estate. Sui Denti della Vecchia vanno gli scalatori, c’è il San Lucio… una conca meravigliosa!”

Puntate al ponte tibetano più lungo d’Europa… una bella ambizione!

“(ride, ndr). Bisogna sempre puntare in alto, vedremo se si riesce a concretizzare”.

Paola Bernasconi

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