CRONACA
Un contagio alle medie di Mendrisio. Lo sdegno della madre: "Un giorno di chiamate per fare il test"
“Ho seguito, ovviamente, le direttive delle autorità. Non ho portato mio figlio in nessun ospedale. Ma nessuno lo ha visitato con la polmonite e 41° di febbre" si sfoga. "I compagni? Nessun tampone per loro. Non è la Svizzera che conosco"

MENDRISIO – C’è un caso di Coronavirus alle Scuole Medie di Mendrisio. Lo fa sapere a liberatv la madre del ragazzo 13enne. “È giusto che se ne parli – dice la donna, alla quale va ovviamente garantito l’anonimato –. È un atto di dovere verso tutte le altre famiglie. Se aspettiamo che siano le autorità o gli istituti stessi a dare aggiornamenti alla popolazione non ci salviamo più”.

Quello della donna è uno sfogo a tutto campo. “Mio figlio", racconta, "ha manifestato i primi sintomi lunedì a mezzogiorno, dopo essere tornato da scuola. Parliamo di tosse secca e febbre alta. L’ho tenuto a casa i giorni successivi per evitare possibili contagi, ma quello che voglio raccontarvi è l’odissea vissuta per sottoporre mio figlio al tampone”.

Il racconto della donna prosegue così: “Ho seguito, ovviamente, le direttive delle autorità. Non ho portato mio figlio in nessun ospedale. Ho chiamato il picchetto del medico cantonale, ma nessuno – ma proprio nessuno – si è preso la briga di venire a controllare mio figlio a domicilio, a casa senza cure con una forte polmonite e con 41° di febbre. Dopo quasi un giorno di chiamate, ho preteso che mio figlio facesse il test. Fortunatamente, ho trovato un pediatra che mi ha ascoltato. Risultato? Positivo. La comunicazione l’ho ricevuta questa mattina”.

“Io stessa" continua la donna "rischio di essere stata contagiata, in quanto da alcune ore presento sintomi riconducibili al virus. Sono un soggetto a rischio in quanto cardiopatica. Mi sono informata per fare il tampone, ma mi hanno detto che ci vorranno alcuni giorni”.

Sui compagni del 13enne – a quanto risulta alla madre – non sono stati fatti test. “Ho avvertito all’istante le altre mamme. So che alcune di loro hanno tenuto a casa i propri figli. Ma la vera domanda è: cosa stanno aspettando il ministro Manuele Bertoli e il Governo a decidere di chiudere tutte le scuole? Che accada qualcosa di veramente grave? Qui stiamo giocando con la salute di tutti. Cosa dobbiamo fare per farci ascoltare? Spero che tutto si risolva per il meglio, ma sono demoralizzata e arrabbiata: questa non è la Svizzera che conosco!”.

 

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