CRONACA
Ristorazione, ma come stava prima? GastroSuisse nega serie difficoltà antecedenti la pandemia e grida aiuto
Il Sonntagsblick cita un documento della stessa associazione, che mostrerebbe una situazione difficile per circa il 60% dei ristoratori e degli albergatori. GastroSuisse stessa nega, ma fa notare come ora il 98% degli esercizi pubblici rischia

BERNA - La ristorazione in questo periodo è al centro del dibattito, perchè costretta a chiudere per contenere la diffusione del Covid. GastroSuisse ha fatto sapere che la stragrande maggioranza dei suoi affiliati avrà bisogno di aiuto, ma quanto erano in salute i ristoranti prima della pandemia? Il Sonntagsblick ha scritto un articolo dove dichiara che addirittura i due terzi delle strutture avevano problemi già prima del Coronavirus.

Partendo dal "Riflesso economico" di GastroSuisse del 2020, spiega che il 62% degli albergatori, per esempio, non è stato in grado di pagare gli interessi sul capitale proprio investito con un premio adeguato al rischio imprenditoriale, oppure di garantire uno stipendio per ogni proprietario o membro della famiglia che lavorava a tempo pieno. O non ce l'ha fatta a far fronte a nessuno dei due impegni. Se ne deduce che era redditizio solo il 32% degli esercizi pubblici. 

Il poco profitto che si riusciva a trarre dall'attività permetteva di vivere, ma non permetteva di garantirsi un buon fondo pensionistico.

Da una nota di GastroSuisse si legge una situazione diversa. Secondo l'associazione, il 60% dei ristoratori e  degli albergatori aveva una buona liquidità, ora la stessa percentuale avrebbe problemi. E fa notare come il 98% delle aziende, che siano ristoranti o alberghi, ha bisogno di aiuto e che quasi la metà rischia il fallimento entro marzo se non arriveranno in fretta degli aiuti (Suter ieri aveva detto di essere contento per la decisioni di erogare soldi per il settore ma che il rischio era che arrivassero troppo tardi).

Sia la prima che la seconda ondata di Coronavirus hanno portato a un buon numero di licenziamenti, gli ultimi in ordine di tempo a novembre e dicembre, a rischio ci sono 100mila posti di lavoro. 

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