ECONOMIA
Le aziende faticano a reperire almeno la metà dei lavoratori, per mancanza di competenze o di candidati. E pescano all'estero o in altri cantoni
Sebbene in 6 casi su 10 i nuovi assunti sostituiscano personale in uscita, 4 su 10 sono nuove unità, che si aggiungono ai lavoratori esistenti e 1 di queste rappresenta un profilo professionale del tutto nuovo

LUGANO - Sono stati diffusi ieri i risultati dell’indagine SkillMatchSurvey-Ticino su profili in ingresso, competenze e formazione dei lavoratori nelle aziende ticinesi, condotta dal
Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale (DEASS) della SUPSI e dalla Divisione della
formazione professionale (DFP) del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), con la divulgazione dei quadri cantonali sui fabbisogni di personale nelle aziende ticinesi e dei 13 bollettini settoriali, che illustrano, i risultati relativi a ciascun settore, con riferimento a tutti i temi indagati (caratteristiche dei profili in ingresso, competenze eformazione).

I quadri cantonali suggeriscono che un processo di upskilling è in corso nel mercato del lavoro ticinese.

Le professioni intellettuali e scientifiche sono infatti tra le più ricercate (1 nuova entrata su 5). Sebbene in 6 casi su 10 i nuovi assunti sostituiscano personale in uscita, 4 su 10 sono nuove unità, che si aggiungono ai lavoratori esistenti e 1 di queste rappresenta un profilo professionale del tutto nuovo, che viene introdotto in azienda per la prima volta. I nuovi profili professionali riguardano soprattutto le professioni specialistiche e più qualificate.

Formazione professionale e formazione universitaria sono le più richieste ai lavoratori in
ingresso nel mercato del lavoro ticinese; inoltre, indipendentemente da taglia e settore di appartenenza dell’azienda, le competenze soft sono imprescindibili per chi si candida ad un posto di lavoro. 

A fronte di questi fabbisogni le aziende faticano a reperire almeno 1 lavoratore su 2, prevalentemente per inadeguatezza delle competenze o della formazione dei candidati o per assenza di candidati. Le difficoltà di reperimento colpiscono maggiormente le aziende dei settori Informatica e comunicazione e Sanità e servizi sociali. A questo mismatch le aziende rispondono in gran parte reclutando lavoratori all’estero o in altri cantoni.

Ornella Larenza, ricercatrice del DEASS e Capo progetto di SkillMatch-Insubria, aggiunge che “pur essendo stata effettuata prima dell’arrivo del Covid, questa indagine delinea alcuni tratti caratteristici del mercato del lavoro ticinese, che, letti in relazione ai mega trend in corso, ci consentono di fare ipotesi sull’evoluzione dei mismatch nel mercato del lavoro ticinese. L’invecchiamento della popolazione, ad esempio, rischia di aggravare le difficoltà di reperimento in futuro.”

Furio Bednarz, Capo dell’Ufficio della formazione continua e
dell’innovazione della Divisione della formazione professionale del DECS, all’epoca della rilevazione, sottolinea come “l’indagine abbia rispettato le attese, fornendo elementi importanti per comprendere le trasformazioni in atto nel mondo del lavoro, che la pandemia sta accelerando, creando un clima di incertezza. Stiamo perciò avviando veri e propri Cantieri del rilancio, coinvolgendo stakeholder e imprese in tavoli di discussione nei principali settori dell’economia locale. Emerge l’esigenza di dotare lavoratrici e lavoratori di competenze personali, sociali e metodologiche per valorizzare gli investimenti in digitalizzazione. Servono misure di sensibilizzazione e orientamento dei giovani verso le professioni tecniche e industriali, e interventi a favore del perfezionamento e della qualifica degli adulti per evitare vasti processi di esclusione dal mercato del lavoro, paradossali in una fase di crescente difficoltà di reperimento di personale qualificato”.

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