“Spesso e volentieri mi è stato chiesto il genere della mia opera. Ecco la questione è un po’ spinosa perchè quando ho cominciato a scrivere avevo appena terminato di leggere una serie di libri di Buzzati ed ero ancora proiettata in quel magnifico universo senza via d’uscita, un mondo letale e infantile nella stessa parola. Dunque influenzata dai suoi scritti e tendenzialmente proiettata autonomamente verso quel genere ho iniziato a sporcare il foglio senza pensare di catalogare il libro. Oggi, a mente fredda, lo definirei una fiaba con speranza, non certo pretesa, di poesia. La storia si dirama su pochi giorni, anche il flashback è sempre dietro l’angolo per ribadire l’inconsistenza della stessa realtà. Emma, madre, moglie, donna e anche bambina è la protagonista che ogni anno torna al Villaggio dei Portoni Azzurri, luogo che ricorda essere casa sua, per sistemare i segni del tempo e dell’abbandono, che però ogni anno non si presentano. Lei crede fortemente che ancora vi abitino i Nuvolai, persone fuori dall’ordinario, estranee persino da ciò che una mente razionale potrebbe immaginare, uomini e donne che da sempre aiutano gli uomini nelle piccole cose, che alimentano le loro più inconfessabili piccole superstizioni, le cui azioni ricadono sempre sulla vita umana. L’Uomo dei Semafori rallenta o velocizza la venuta del verde permettendo agli uomini di vivere un’altra possibilità, un’altra vita. La signora dei gradini conta i gradini che ogni giorno ciascuno di noi fa di corsa, sempre in ritardo, e se si sbaglia, data l’età, noi inciampiamo rovinando a terra. E via dicendo. Il marito di Emma cerca di riportarla alla realtà, perché a suo dire nulla di ciò esiste davvero e non è mai esistito. Il figlio di Emma, generato dall’inconsistenza del cielo e dalla testardaggine della terra, cammina come sulla Luna, tenendo le mani di entrambi i genitori”.