, candidato per al Nazionale per Generazione Giovani, «gli adolescenti hanno bisogno di un’educazione sessuale, che sia condotta dalla famiglia e accompagnata dalla scuola nei punti essenziali. Un manuale di educazione sessuale è quindi molto utile, ma deve essere obiettivo, neutrale e toccare con la giusta sensibilità i vari temi. L’attuale manuale di educazione sessuale secondo me ha il difetto di mancare della dovuta sensibilità e attenzione per i vari temi. D’altro canto non si può nemmeno avere un approccio troppo vago o munito di paraocchi. C’è bisogno di obiettività e di sensibilità: una forma che credo possa mettere d’accordo tutti».Sull'aborto, secondo Pejman il manuale tratta l'argomento «senza ragionare sulle conseguenze che un aborto può avere per una giovane ragazza, senza dare nemmeno il giusto valore alla vita. La soluzione rimane quindi la stessa: obiettività nei temi trattati, ma anche sensibilità». Di tutt'altro avviso Käppeli, secondo cui si starebbe strumentalizzando il tema. «Non solo questo, anche altri argomenti. Sono invece aspetti fondamentali di cui la scuola deve parlare, anche solo facendo ordine fra nozioni che gli allievi hanno, aiutarli a conoscerle in modo corretto. Ed è eccessivo dire che il manuale consiglia l'aborto, perché non è l'unica soluzione che viene proposta ma tratta questo e altri temi in modo corretto. È stato elaborato, ripeto, da esperti e non da politici, ed è una polemica sterile».Quindi «è giusto che la scuola faccia un po'di ordine nelle informazioni che i ragazzi hanno già e da diverso tempo», prosegue Käppeli, rispondendo a chi pensa che l'educazione sessuale debba essere impartita solo dalla famiglia. «Temi come omosessualità, pornografia e masturbazione devono rientrare nell'argomento. Da alcune parti c'è proprio la volontà di escludere tematiche come identità di genere o orientamento sessuale. Mescolando le religioni con l'educazione sessuale, entriamo in un ambito pericoloso, perché non dimentichiamo che per alcuni gli omosessuali possono essere condannati alla pena di morte. Sono argomenti che vanno trattati, e da quanto ho visto non c'è nulla di scabroso».«Credo che i giovani d’oggi sappiano già molto di più dei propri insegnanti», taglia corto Pejman. «Non bisogna avere i paraocchi ma essere obiettivi. Quindi sì si può parlare di certi temi, tutto però sta nel come parlarne. L’educazione sessuale fornita dallo Stato deve anche rispettare la sfera dell’educazione sessuale fornita dalla famiglia. Bisogna quindi fornire un approccio obiettivo e allo stesso tempo che tenga conto delle varie sensibilità. Un giusto compromesso che possa permettere la giusta informazione ai ragazzi e allo stesso tempo il rispetto delle varie sensibilità».