del PPD ha gradito «la sorpresa dell'Islanda, pareva scontato che il Portogallo vincesse il girone mentre ora è tutto in discussione, e quella dell'Italia, che pareva una Nazionale per una volta destinata a non essere protagonista invece ha dimostrato di esserlo. La Svizzera, per contro, mi è parsa più timorosa di quanto ci si aspettassi. Sono un po' preoccupato, mi auguro si trovi la grinta». Nonostante ciò, è ottimista per stasera. «Si soffrirà come con l'Albania, ma sono fiducioso che si potrà vincere, dico 2-1. Vincendo la qualificazione dovrebbe esserci, speriamo, poi credo che se si dimostra quanto fatto vedere nelle qualificazioni i quarti siano alla portata».Si riconosce in pieno nella Nazionale multietnica. «La multiculturalità e la multietnicità sono valori che la Svizzera ha, e i giocatori hanno scelto di giocare con i nostri colori. Non cantano l'inno, ed è una loro scelta, però hanno optato per i coloro rossocrociati e sono grati alla nostra nazione, Behrami per esempio lo ripete spesso (anche nell'intervista contenuta nel nostro paper, ndr)». Fabio Käppeli del PLR è impegnato negli esami universitari, ma compatibilmente con lo studio segue le partite. «Non mi è piaciuta la parte extracalcistica, i disordini che non hanno nulla a che vedere col calcio. Ho apprezzato invece il fatto che le piccole squadre si siano fatte valere. Mi sarei aspettato qualcosina in più dalla Svizzera, con un uomo in più, ma dire che non mi è piaciuta è eccessivo». Per vincere, oggi si deve alzare il ritmo. «Se non lo si fa, difficilmente potremo ambire a più di un pari, temo. Però ho fiducia di mister Vlado Petkovic, che ha fatto parecchia strada da quando allenava nel campetto sotto casa mia, per cui mi lascio sorprendere molto volentieri. Obiettivo? Potremmo arrivare agli ottavi con la Polonia e batterla, a quel punto arrivare ai quarti sarebbe possibile. Con gli incroci, non ci andrebbe male trovare appunto Polonia o Ucraina, ma anche gli ucraini si sono preparati qui in Ticino e con la Germania si sono dimostrati squadra solida».«Sicuramente la Nazionale è il simbolo di un'integrazione riuscita», prosegue, «e ha fatto piacere vedere tifosi dell'Albania che simpatizzavano anche per noi, così come ragazze con una bandiera dipinta su una guancia e l'altra sull'altra guancia. Da parecchi decenni non cantano l'inno, nulla di nuovo in fondo, può essere un punto in più ma devono giocare a calcio e rappresentare la Svizzera non per forza conoscendo l'inno».Per il democentrista