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09.07.2016 - 15:000
Aggiornamento: 19.06.2018 - 15:43

«Gianfranco Soldati, un politico battagliero e inflessibile, apprezzato anche dagli avversari»

In un commosso comunicato l'UDC ricorda Soldati: dall'indole "blocheriana" agli articoli che scriveva, dalle grigliate nel suo rustico ove si saliva in elicottero alla professione di otorinolaringoiatra

BELLINZONA - L'UDC ricorda Gianfranco Soldati, scomparso ieri mentre era in vacanza in Croazia, con un lungo e sentito comunicato, in cui unisce i cenni della vita politica ad aneddoti. Lo riportiamo integralmente. «L’UDC Ticino ha appreso con costernazione dell’improvvisa dipartita del Dr. Gianfranco Soldati, una delle figure di maggiore spicco del partito. Per molti anni attivo nel PPD, per il quale fu deputato in Gran Consiglio dal 1983 al 1995 quando, per divergenze con la dirigenza del partito, se ne separò fondando il Polo della libertà, per il quale fu l’unico eletto dal 1995 al 1999. Nel frattempo, l’UDC Ticino aveva effettuato la svolta “blocheriana” con l’avvento alla presidenza del Dr. Alessandro von Wyttenbach, adottando la linea di destra del partito nazionale. Una linea che si sposava perfettamente con le idee di Gianfranco Soldati che, senza tentennamenti, confluì nell’UDC con tutto il suo Polo della Libertà. L’effetto positivo non si fece attendere e già con le elezioni cantonali del 1999, l’UDC passò da uno a tre deputati capitanati, inutile sottolinearlo, dal battagliero “Dutuur”. Nel 2003, dopo essere stato eletto alla presidenza di UDC Ticino due anni prima, il raddoppio: sei deputati e gruppo parlamentare. Il 2007 segnò la fine della sua attività parlamentare, dopo ben sei legislature. A seguito delle divergenze con il presidente Wicht e con certe sue scelte ai suoi occhi sciagurate – non era nel suo carattere usare mezzi termini – prese le distanze dalla politica attiva, mantenendo però sempre un immutato interesse per il partito che l’aveva eletto presidente onorario, partecipando alle riunioni per esprimervi il suo sempre autorevole e spesso critico parere. Nel 2015, volle candidarsi ancora una volta al Gran Consiglio, senza velleità e senza fare la benché minima campagna, solo “per dare una mano al partito”, ebbe a dire. Ebbene, i suoi voti (finì sesto subentrante con poco meno di 10'000 personali) furono un aiuto tutt’altro che indifferente ai fini del risultato di partito. Personalità battagliera e inflessibile, fu apprezzato anche dagli avversari politici. I suoi interventi in Gran Consiglio erano seguiti da tutti con interesse e in rispettoso silenzio. Al di fuori dell’attività politica a livello istituzionale, anticomunista e “blocheriano” convinto, fu attivo sostenitore di qualunque azione potesse giovare alla causa della libertà e dell’indipendenza della Svizzera che vedeva minacciata gravemente dalla linea di sinistra che la Berna federale stava vieppiù adottando. In questo senso fu un fecondo produttore di articoli – sempre ficcanti e critici, ma non scevri di un sottile umorismo – che pubblicava nei vari quotidiani. Negli ultimi anni, la scoperta di Internet e delle sue risorse mediatiche, abbinata al maggior tempo libero dovuto al pensionamento, l’avevano stimolato a scrivere con sempre maggiore frequenza le sue opinioni in quelli che aveva chiamato “Zibaldoni”, in cui analizzava e commentava a tutto campo i più disparati argomenti tematizzati dalla stampa di cui era accanito lettore. Li inviava regolarmente al foglio del partito, Il Paese, e al portale ticinolive.ch, gestito dal suo amico Francesco De Maria ma, di tanto in tanto, una sua “Opinione” appariva ancora anche nelle tre più diffuse testate cartacee del cantone. Ricoprì per alcuni anni anche la carica di presidente dell’Alleanza liberi e Svizzeri. Coniugava l’impegno politico con l’attività professionale di apprezzato medico otorino-laringoiatra, con studio a Locarno, trovando comunque spazio per i suoi hobbies, in particolare la passione per il motociclismo (fu per alcuni anni anche vicepresidente della Federazione motociclistica internazionale) e il suo rustico sui monti sopra Verscio che ricostruì con le proprie mani – pietra su pietra – in oltre un ventennio di lavoro. Ne andava a giusta ragione molto fiero e, di tanto in tanto, invitava per una grigliata o una polenta al camino gli amici per i quali, vista la piuttosto isolata ubicazione in montagna, organizzava l’ascesa in elicottero. Vi passava diversi periodi dell’anno, alternandovi il soggiorno durante l’inverno alle isole Canarie e in estate in quella Croazia dove un tragico infortunio ha portato alla sua morte. Con Gianfranco Soldati, l’UDC Ticino perde una figura di spicco e un riferimento autorevole ma, soprattutto, un caro e fedele amico».
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