BELLINZONA - In molti accusano il Governo di non fare nulla in merito all'applicazione dell'iniziativa "Prima i nostri", anzi di volerla addirittura ostacolare. Norman Gobbi con una mossa a sorpresa ha messo sul tavolo una serie di misure concrete.Gobbi chiede che nei contratti di prestazione e le commesse pubbliche si fissino paletti più stretti sul numero di residente che dovranno essere impiegati da ogni ditta, e chi sgarrerà nel seguire le direttive che derivano dalla messa in pratica di "Prima i nostri" nel settore pubblico, incasserà meno. In particolare, si rivolge ad aziende di trasporto e al settore sociosanitario, e sono previste delle eccezioni che andranno notificate al Consiglio di Stato. Esso, sulla base di un’analisi del mercato del lavoro per le singole professioni, definirà una tempistica entro la quale la percentuale di residenti stabilita dovrà essere raggiunta e indicherà un piano nel quale saranno indicate delle percentuali intermedie e la relativa tempistica.Le commesse pubbliche, poi, andranno a ditte che impiegano, per tutta la durata del lavoro commissionato dallo Stato, un numero minimo di residenti, da raggiungere entro il momento della sottoscrizione o entro un lasso di tempo definito nel mandato, calcolato sulla realtà del mercato del lavoro indigeno delle singole professioni. Dunque, il criterio del numero di lavoratori indigeni impiegati diviene prioritario nella scelta delle aziende a cui affidare commesse pubbliche. «Se il Governo sfrutta appieno il margine di manovra che gli è attribuito, seguire i cittadini è cruciale al fine di dimostrare che il “sa pò mia” invece “sa pò”. Il tutto per lanciare un segnale di sostegno alla nostra economia», ha dichiarato Gobbi al Corriere del Ticino, spiegando di aver agito un po' da Consigliere di Stato e un po' da leghista (in particolare, definire un numero di residenti da impiegare ricorda i contingenti nell'iniziativa del 9 febbraio). Il suo non è un lavoro che si oppone a quello della commissione parlamentare, ma che lo affianca. «Vi sono altri ambiti che esulano dalla competenza del Legislativo e che devono poter essere affrontate dal Governo con modifiche di prassi, regolamenti, ma anche – se opportuno – di leggi. Si trattava di non rimanere con le mani in mano, anche perché qualcuno ha avuto questa impressione. Così però non è mai stato», ha detto, lanciando una frecciatina, dunque, a chi ne era convinto. E sostiene che i colleghi di Governo «hanno già proposto delle modifiche da inserire nei vari mandati di prestazione».Su Facebook,