POLITICA
GastroSuisse: "Perché non riaprire tutta la ristorazione?". Il PLR: "Situazione inaccettabile nell'UFSP"
Suter: "La situazione relativa ai contagi è tranquilla, così come quelle delle ospedalizzazioni e dei ricoveri. Chiesa, Regazzi, Engelberger e Vogt ci sostengono: quello che avviene è un divieto a svolgere la propria professione"

BELLINZONA - Soddisfazione per l'apertura, preoccupazione per il lavoro dell'UFSP. Questa è la sensazione che prevale nel PLR dopo le riaperture del Consiglio Federale, mentre GastroSuisse si chiede come mai si sia scelto di riaprire tutta la ristorazione.

“La direzione è quella giusta", spiega Massimo Suter, vicepresidente di GastroSuisse e presidente di GastroTicino", ma diversi imprenditori non potranno godere della riapertura delle terrazze sia per dimensioni che per un’ubicazione che non assicurano un’adeguata redditività; imprenditori che quindi saranno costretti a non riaprire. Sarà quindi da garantire e continuare il sostengo finanziario, leggasi ILR, IPG e casi di rigore. Non si capisce perché il CF non abbia voluto aprire tutto il settore della ristorazione, in quanto la situazione relativa ai dati dei contagi, delle ospedalizzazioni e dei ricoveri nelle cure intense, risulta abbastanza tranquilla, visto che la terza ondata non si è ancora manifestata in tutta la sua drammaticità come veniva paventato da parte del mondo scientifico”.

La paura, se le sale interne resteranno chiuse ancora per molto tempo, è per molti posti di lavoro e di apprendistato. “Auspichiamo che la Confederazione prenda coraggio e tolga il blocco totale alla ristorazione, che altro non è che un divieto a esercitare la propria professione. E in questo non siamo soli, ma confortati dal sostegno di Marco Chiesa (presidente dell’UDC), Fabio Regazzi presidente dell’USAM), Lukas Engelberger (presidente della Conferenza dei direttori cantonali della sanità) e Valentin Vogt (presidente dell'Unione svizzera degli imprenditori)”.

Ecco la posizione liberale: "Oggi il Consiglio federale ha dato prova di buon senso autorizzando diversi settori a riprendere dal 19 aprile - seppur parzialmente - le loro attività nel rispetto delle regole sanitarie. Questa decisione mette il punto finale a diverse settimane in cui siamo stati confrontati con situazioni spesso assurde. Continuando a rispettare le misure sanitarie in vigore, possiamo sperare in ulteriori allentamenti nelle prossime settimane. D’altra parte dobbiamo insistere nella campagna di vaccinazioni, che va ulteriormente accelerata nelle prossime settimane. Dall’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ci si aspettano indicazioni rapide e chiare in questo senso. Perché le conseguenze per la società e l’economia sono immense".

L’apertura delle terrazze e di numerosi altri settori decisa dal Consiglio federale permetterà non solo alle aziende di tornare finalmente al lavoro, ma anche di meglio gestire gli assembramenti e offrire alla popolazione la possibilità di consumare cibo e bevande nei locali pubblici nel pieno rispetto delle regole sanitarie. Bisognerà naturalmente evitare, come assicurato dal Consiglio federale, che la possibilità di aprire le terrazze si trasformi in un boomerang per quanto riguarda gli aiuti alla ristorazione nei casi in cui la riapertura fosse impossibile o economicamente non sostenibile. Con la decisione odierna e con gli altri provvedimenti annunciati per cinema, centri fitness e in parte le manifestazioni pubbliche, il Consiglio federale ha comunque dimostrato buon senso e sensibilità nei confronti di attività che stavano asfissiando. Di conseguenza, il PLRT saluta favorevolmente la ripresa - seppur parziale - delle attività per questi settori apartire dal 19 aprile nel pieno e rigoroso rispetto dei piani di protezione sanitaria".

Ma la critica va all'UFSF, dove la situazione viene giudicata inaccettabile. "Ogni settimana nuove rivelazioni che coinvolgono l’UFSP sono pubblicate sugli organi di stampa senza alcuna messa in discussione da parte delle persone coinvolte e da parte del DFI. Ogni errore ci fa perdere preziosi giorni nella battaglia contro il virus, mentre l’amministrazione fa orecchie da mercante dimostrando una palese mancanza di leadership e di spirito aziendale. Questa situazione è resa ancor più preoccupante dal fatto che l’aumento nel ritmo della campagna di vaccinazione sembra sempre lungi dal concretizzarsi. Malgrado circa 2,4 milioni di dosi di vaccino siano ormai disponibili, solo 1,8 milioni di dosi sono state effettivamente somministrate. Con soltanto l’8% della popolazione svizzera completamente immunizzata, ci troviamo in ritardo anche nel confronto internazionale. L’obiettivo di vaccinare il 30% della popolazione entro fine aprile, come peraltro richiesto nel “piano dei 100 giorni” del PLR svizzero, è quindi destinato ad essere mancato. Le conseguenze sono incalcolabili, perché restiamo vulerabili e i danni economici non faranno altro che aumentare".

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