POLITICA
Ticino Manufacturing abbandona TiSin e si adegua al salario minimo
Le aziende associate a Ticino Manufacturing hanno deciso di ritirare il ricorso contro la decisione dell’Ispettorato del lavoro e di adeguarsi alla legge sul salario minimo, risolvendo il contratto collettivo di lavoro

BELLINZONA – Le aziende associate a Ticino Manufacturing hanno deciso di ritirare il ricorso contro la decisione dell’Ispettorato del lavoro e di adeguarsi alla legge sul salario minimo, risolvendo il contratto collettivo di lavoro (CCL) in vigore. Il CCL stipulato con il Sindacato Libero della Svizzera italiana (ex TiSin) aveva obiettivo di cercare un compromesso realistico che permettesse di tutelare il destino di aziende e collaboratori, in un contesto già molto difficile per l’attività imprenditoriale.

A giugno 2022, l’Ispettorato del lavoro si è pronunciato relativamente al contratto collettivo di lavoro stipulato tra il sindacato TiSin (oggi Sindacato Libero della Svizzera italiana, SLSI) e Ticino Manufacturing, sostenendo che questo non fosse applicabile e richiedendo il pronto adeguamento alla legge sul salario minimo. Contro tale decisione le aziende nostre associate interessate hanno fatto ricorso, con effetto sospensivo, al Consiglio di stato.

Oggi, a circa tre mesi di distanza dalla decisione sopracitata, Ticino Manufacturing comunica che le aziende sue associate hanno deciso, a partire settembre 2022, di adeguarsi alla legge sul salario minimo, di procedere con il pagamento degli arretrati, nonché con la risoluzione del contratto collettivo in vigore. Le tempistiche giudiziarie e l’incertezza sono state giudicati fattori non sostenibili per l’attività imprenditoriale e si è pertanto optato per l’adeguamento immediato, senza attendere l’esito del ricorso, che pertanto verrà ritirato.

La decisione di adeguamento va a toccare una percentuale minore degli oltre 700 collaboratori delle aziende rappresentate da Ticino Manufacturing. In particolare, i salari previsti dal CCL sotto la soglia dello stipendio minimo interessano alcuni processi cosiddetti “ad alta incidenza di manodopera non qualificata”, difficili da sostenere in Ticino con i costi previsti dalla nuova legge sul salario minimo. Il Presidente di Ticino Manufacturing, l’Avv. C. Delogu, chiarisce che: “Il CCL stipulato con l’allora TiSin aveva l’obiettivo di trovare un compromesso che permettesse di arrivare, nell’arco di qualche anno, alle soglie indicate dalla nuova legge, dando alle aziende associate il tempo necessario per adeguarsi e non essere costrette a prendere decisioni che danneggiassero loro stesse, i collaboratori e la piazza economica ticinese”.

Tutti i membri di Ticino Manufacturing operano infatti a livello internazionale, competendo con Paesi, come l’est Europa e la Germania, dove il costo del lavoro è significativamente più basso, in un contesto complessivo reso già molto complicato dal cambio Franco/Euro e dai costi dell’energia. A causa dell’adeguamento, alcune delle aziende hanno già messo in atto – o dovranno valutare – misure quali la riduzione o la delocalizzazione di quei processi direttamente interessati dalle nuove condizioni. Molte delle aziende di Ticino Manufacturing hanno una lunga storia di radicamento in Ticino e faranno tutto il possibile per minimizzare l’impatto negativo delle decisioni future sul nostro cantone.

Ticino Manufacturing riconosce che l’introduzione della legge sul salario minimo è una scelta politica legittima, ma che di fatto spinge le aziende a rinunciare al mantenimento di determinati posti di lavoro in Ticino. In tal senso, bisogna essere consapevoli che certe lavorazioni industriali, seppur meno complesse, sono funzionali ad altre a più alto valore aggiunto, remunerate con salari in linea o superiori a quello minimo. Sopprimere le prime rischia di danneggiare l’intera attività aziendale e l’indotto connesso. Il SLSI è stato un partner costruttivo con cui si è cercato di trovare una soluzione realistica a una situazione oggettivamente difficile per le nostre associate. L’esistenza di un CCL in deroga al minimo salariale era infatti un’alternativa prevista dalla legge e già adottata in diversi settori, con il benestare della controparte sindacale.
Ticino Manufacturing ha dunque appreso con sorpresa che il CCL stipulato non sia stato ritenuto applicabile. Purtroppo, la nostra scelta, fatta nella convinzione di agire in un perimetro di legittimità e legalità, è stata strumentalizzata, arrecando danno alla reputazione delle aziende coinvolte. “Il mancato riconoscimento del CCL da parte dell’Ispettorato del lavoro ci porta verso la conclusione, di comune accordo, della relazione con il SLSI e ci ha messo nelle condizioni di dover percorrere in autonomia una strada che possa garantire la sopravvivenza alle nostre aziende.” conclude L’Avv. Delogu.

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