POLITICA
Gobbi: radar sì, ma cum grano salis. E sulla polizia unica...
Il ministro: "Occorre dare priorità al significato preventivo che deve avere una postazione radar, per non generare un sentimento di vessazione negli automobilisti"
TiPress/Samuel Golay

BELLINZONA – La premessa è che con la sua lettera ai Municipi sulla politica dei radar delle polizie comunali (LEGGI QUI) non intendeva assolutamente “spoilerare” la Polizia unica. Il ministro Norman Gobbi torna oggi sulla questione e precisa alcuni punti in un’intervista alla Regione. Ma ribadisce il suo pensiero: “Cinque ‘radar blitz’ di un’ora delle Polizie comunali spesso ‘fotografano’ più auto di un controllo sulle 72 ore della Polizia cantonale, che viene quasi subito segnalato a tutti gli automobilisti e quindi diventa per un periodo di alcuni giorni un deterrente preventivo a chi solitamente non rispetta i limiti di velocità in quel determinato tratto di strada”.

Gobbi spiega che il suo intervento era soprattutto un richiamo su due aspetti: “Da un lato occorre dare priorità al significato preventivo che deve avere una postazione radar, per non generare un sentimento di vessazione nelle cittadine e nei cittadini; dall’altro lato migliorare sempre di più la già buona collaborazione Polizia cantonale/Polizie comunali sugli interventi di questa attività di polizia sull’intero territorio ticinese”.

Ricorda poi la mozione presentata nel 2019 da Piero Marchesi, che allora sedeva in Gran Consiglio, e che chiedeva che la gestione dei radar fosse affidata unicamente alla Polizia cantonale. “Personalmente – dice Gobbi - sarei anche d’accordo, ma non possiamo dimenticare tout court le Polizie comunali, con le loro competenze e la loro autonomia”. Il mio auspicio per il 2023 – conclude precisando che era quello il senso della sua lettera ai Municipi – “è quello di trovare un modo coordinato, adeguato e rivolto alla prevenzione sul fronte dei controlli radar”. Insomma, radar sì, ma cum grano salis. E forse l'appello di Gobbi è anche diretto alla Cantonale.

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