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Il calcio piange il suo Re: Pelé è morto oggi a 82 anni
re mondiali, 1281 gol in 1363 partite, Pallone d'Oro del secolo. In dieci immagini alcune delle sue reti più belle

SAN PAOLO – Il mondo del calcio piange oggi una leggenda, O Rei, il Re. Pelé, uno dei più grandi calciatori della storia, è morto oggi a San Paolo del Brasile a 82 anni. Da tempo Edson Arantes do Nascimento — questo il suo vero nome — combatteva da oltre un anno contro un tumore al colon. Pochi giorni fa, era il 21 dicembre, i medici avevano fatto capire che la fine era vicina, a causa di una insufficienza renale e cardiaca.

“Sono pronto a giocare novanta minuti e anche i supplementari”, aveva detto Pelé nel settembre dell’anno scorso, dopo l’intervento all’ospedale Albert Einstein di San Paolo per la rimozione del tumore. Aveva concluso il messaggio agli 8 milioni di tifosi su Instagram scrivendo tre semplici parole: “Amore, amore e amore!”.

Negli scorsi mesi era stato sottoposto all’ennesimo ciclo di chemioterapia e fin da subito le indiscrezioni filtrate dall’ospedale avevano lasciato poche speranze. Secondo diversi media brasiliani, la situazione negli ultimi tempi era peggiorata, col cancro che si era esteso ad altri organi. Si sono poi aggiunte complicazioni renali e cardiache.

Ha affrontato la sua ultima partita, quella con la morte, con la stessa tenacia che gli ha consentito di vincere tre Mondiali - 1958, 1962 e 1970 - unico calciatore della storia a centrare questo obiettivo. Nella sua carriera ha segnato 1281 gol in 1363 partite fra Santos, New York Cosmos e Brasile. È stato eletto calciatore del Secolo dalla Fifa e Pallone d’oro del secolo, unico giocatore al mondo. È stato il più grande? Certamente, insieme a Diego Armando Maradona, che ha giocato in altri tempi, è diventato un'icona assoluta del calcio. 

A soli 16 anni era diventato capocannoniere del Campionato Paulista, un anno dopo era in Nazionale, e ancora non ne aveva 18.  quando vinse il suo primo Mondiale. La sua carriera di attaccante si è conclusa nel 1977. Centinaia di vittorie e di trofei, ma, come disse nel suo viaggio a Milano nel 2016, “il più grande successo della mia vita non sono state le coppe o le medaglie, ma sapere di aver aiutato tanti ragazzi di strada che guardandomi hanno capito che lottando si può arrivare ovunque, perché nulla è impossibile se lo vuoi davvero”.

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