L'ECONOMIA CON AMALIA
Amalia Mirante: "Smart working come lavoro a cottimo?"
L'economista affronta alcuni temi di attualità, dalla scalata di Musk a Twitter alla settimana lavorativa di 32 ore su 4 giorni

di Amalia Mirante *

Questa settimana la nostra sintesi dell'Economia con Amalia affronta alcuni temi di attualità. Primo, è d'obbligo una precisazione rispetto a una notizia che abbiamo dato la settimana scorsa. Elon Musk, dopo aver comperato circa il 10% delle azioni di Twitter, ha deciso di non entrare nel consiglio di amministrazione (CdA) del social. Tutti noi abbiamo pensato a un grande atto di umiltà, se non fosse che in realtà il patron di Tesla, ha subito annunciato di fare un’offerta per acquistare tutto il pacchetto azionario di Twitter e diventarne l'unico proprietario. Questo fatto ha allarmato dirigenti, collaboratori e azionisti. Innanzitutto perché Musk ha dichiarato che vorrebbe rendere Twitter lo strumento di comunicazione “simbolo della libertà”. Questo in stretta relazione all’esclusione dell’ex presidente americano Donald Trump, ritenuto colpevole di diffondere informazioni false in merito all'attacco a Capitol Hill e all'esito delle elezioni.

Musk non ha mai nascosto la sua contrarietà alle censure, al contrario dei dirigenti di Twitter che l'hanno applicata in nome della tutela dalla disinformazione e dalle fake news. Secondariamente, i dipendenti di Twitter che oggi godono di molta flessibilità e di un’organizzazione del lavoro molto libera e indipendente appaiono preoccupati poiché la visione di Musk sarebbe decisamente più "tradizionale e conservatrice". Vedremo chi la spunterà tra l'indipendenza del social e i miliardi di Musk. 

E di miliardi e tanti si sarà parlato nei nuovi accordi di fornitura del gas all'Italia. Ai più la notizia sarà sfuggita, tuttavia ad alcuni i dubbi iniziano a sorgere. Che si debba ridurre la dipendenza dalla Russia e interrompere il finanziamento alla nazione che ha causato la guerra in Ucraina, non v'è alcun dubbio. Tuttavia, molti dubbi sorgono sui nuovi accordi firmati e su quelli prossimi alla conclusione con nazioni come Algeria, Angola, Congo e Mozambico. Di certo non parliamo di Stati che hanno fatto della democrazia, del rispetto dei diritti umani e delle libertà la loro prima preoccupazione. 

E della preoccupazione del rispetto ambientale pare essersi dimenticato il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che ha di recente annunciato nuovi permessi di trivellazione per cercare il petrolio anche in territori protetti. Come avevamo annunciato già qualche mese fa, il nuovo Presidente che ha fatto della preoccupazione climatica uno dei suoi punti forti della campagna elettorale, pare "dover" sacrificare con una certa regolarità l'ambiente a interessi nazionali che poco si differenziano da quelli del suo predecessore, Donald Trump. Questa volta è la scusa della guerra che aumenterebbe i prezzi del petrolio; peccato che già nei mesi precedenti si fosse distinto per una certa generosità in questo genere di concessioni.

Concessioni che vorrebbe concedere ai lavoratori e alle lavoratrici la deputata democratica della California Cristina Garcia chiedendo la riduzione della settimana lavorativa da 40 a 32 ore sull'arco di 4 giorni settimanali. Vediamo che il tema che abbiamo affrontato più volte dell'equilibrio tra vita lavorativa e benessere individuale torna alla ribalta. 

E di nuove forme di organizzazione del lavoro abbiamo parlato nella giornata del 14 aprile organizzata tra gli altri da ATED ICT Ticino; ne abbiamo ripreso parzialmente i contenuti nel nostro articolo settimanale "Smart working suona meglio di lavoro a cottimo; vero?" in cui abbiamo spiegato le differenze tra il lavoro a domicilio (in remoto), il telelavoro e lo smart working (lavoro agile). Differenze che a nostro avviso vanno prese con le pinze, poiché sembrerebbe che queste nuove forme di organizzazione del lavoro dietro alle belle parole della flessibilità e dello stipendio in funzione di obiettivi, non nascondano altro che il vecchio e drammatico concetto di lavoro a cottimo. E ancora una volta le donne sono la categoria che paga il prezzo più alto.

* economista

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