LEZIONI DI CIVICA
Presidenziali francesi, le "Chanches Elisées" di Macron
In vista delle prossime elezioni del 10 aprile, ecco come funziona il sistema elettorale d'Oltralpe. Con qualche pronostico...

di Franco Celio

La carica di presidente della Repubblica esiste in diversi Stati. Non sempre però il suo significato è lo stesso. Spesso il presidente della Repubblica conta poco più della regina d'Inghilterra, che è unicamente emblema e simbolo di unità nazionale. In Italia, tutt'al più, il presidente può "inviare un messaggio alle Camere", per richiamare l'attenzione su questo o quel problema. Altrove, in parecchi casi, il presidente deve limitarsi a firmare le leggi adottate dal Parlamento, sulle quali non ha però nessuna influenza.

Ma in Francia, come negli Stati Uniti, la situazione è diversa. Qui, il presidente è veramente Capo dello Stato, dal quale dipendono, in ultima analisi, tutte le decisioni. Insomma, fin dai tempi del Generale De Gaulle, "non cade foglia che egli non voglia". Va quindi da sé che la carica sia molto ambita da tutti i politici. L'elezione avviene ogni 5 anni (prima il mandato era addirittura di 7 anni), in due turni. Al primo si presentano numerosi candidati (in genere una decina). Per esserlo non occorre adempiere a condizioni particolari, salvo quella di ricevere almeno 500 firme di "parrainage" da parte di "eletti" a livello nazionale, regionale o locale. I sindaci, che almeno nelle regioni di campagna sono spesso senza etichetta politica, sono perciò molto corteggiati dai candidati e dai loro aiutanti.

I primi due classificati del primo turno, si affronteranno perciò nel duello definitivo che ha luogo due settimane dopo. Tutto lascia prevedere che il presidente in carica Emmanuel Macron sarà rieletto. All' uscente il ruolo avuto nella guerra in Ucraina ha consentito di rialzare le quotazioni, così che oggi egli appare a molti una figura autorevole ed equilibrata. Cinque anni fa, ebbe circa i 2/3 dei voti (benché non avesse mai rivestito alcuna carica elettiva, neppure quella di consigliere comunale). Sua antagonista era allora Marine Le Pen, esponente del Fronte Nazionale di estrema destra che suscitava forti avversioni, soprattutto a causa di suo padre, il noto estremista Jean-Marie Le Pen. Probabilmente la Le Pen - che nel frattempo ha comunque preso le distanze dal padre, e che grazie all'altro candidato Eric Zemmoour, nettamente più "à droite", appare ora assai "moderata", "presque de gauche" dice qualcuno - sarà la sfidante di Macron anche stavolta. Secondo i sondaggi d'opinione, in caso di ripetizione del "duello", Macron vincerà con il 56% dei voti, mentre la Le Pen dovrebbe fermarsi al 44%. Il che, per lei, rappresenterebbe già un successo notevole, rischiando così un "bouleversement" del paesaggio politico francese.

 

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