Fukushima è soltanto l'ultimo capitolo di una storia, quella dell'energia nucleare, dove non sono mancati gli incidenti, talvolta gravi: incidenti che rappresentano una delle principali remore verso il ritorno a questa fonte di energia. Anche se nelle memorie dei più rimangono solo nomi come Chernobyl e Three Mile Island, in realtà sono diverse decine gli incidenti di qualche conseguenza verificatisi in praticamente tutti i paesi che hanno ospitato o ospitano centrali atomiche. Una storia, quella del nucleare, in cui il mito della sicurezza, continuamente rincorso, non è mai stato pienamente raggiunto. Sono 33 gli incidenti ufficialmente riconosciuti anche da AIEA, ma diventerebbero almeno 130 se si includessero altri incidenti denunciati da Greenpeace ed altre organizzazioni ambientaliste nel corso degli anni.Poche, probabilmente nessuna, fra le stime sui costi dell'energia nucleare tengono conto degli oneri in termini di salute dell'umanità. Anche quando le centrali nucleari operano a regime, si tratta di oneri non insignificanti. Minatori, lavoratori e residenti nei pressi delle miniere e delle raffinerie, nonché i lavoratori coinvolti nei processi di arricchimento necessari per creare il combustibile nucleare, rischiano tutti l'esposizione a quantità dannose di radiazioni, a cui consegue un aumento dell'incidenza del cancro e delle malattie connesse. La fuoriuscita ordinaria o accidentale di radiazioni dalle centrali nucleari, così come l'inevitabile dispersione di scorie nucleari, sono eventi in grado di inquinare l'acqua e la catena alimentare, esponendo a rischio contaminazione uomini e animali, oggi e per le generazioni a venire. Ad aggravare il danno potenziale, è il fatto che attualmente il rischio di un incidente nucleare, è tutto a carico della collettività, dei cittadini, perché nessuna società assicurativa è disposta ad assicurare tale caso.