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31.01.2022 - 11:590

Marchesi: "Un patto di paese per garantire un approvvigionamento elettrico affidabile"

Il democentrista teme che l'approvvigionamento energetico della Svizzera sia a rischio e che eventuali blackout possano costare miliardi di franchi al giorno, colpendo aziende e cittadini. E suona la carica

di Piero Marchesi*

Quando nel 2017, grazie al referendum lanciato dall’UDC, il popolo svizzero votava sulla Strategia energetica 2050, i sostenitori di questo progetto affermavano che non vi sarebbero stati particolari problemi nel procedere con il progressivo spegnimento delle centrali nucleare - che allora producevano il 35% di energia elettrica – per rimpiazzarle con le energie rinnovabili.

Già allora evidenziavamo la difficile, se non impossibile attuazione del progetto, perché approvando la strategia energetica 2050 si sarebbe messo in serio pericolo l’approvvigionamento energetico del paese. Tutto quanto prospettato, purtroppo si è verificato e questo scenario oggi è addirittura peggiore. Finalmente ora la questione appare più chiara: senza il 35% del nucleare e con l’aumento del 30% dell’energia necessaria alla mobilità elettrica che si prospetta per i prossimi anni, il problema è ora diventato enorme.

I blackout sono una minaccia reale e qualora si verificassero costerebbero miliardi di Franchi al giorno, colpendo pesantemente aziende e cittadini. La maggior parte dei paesi europei che, come noi, si sono gettati acriticamente nella transizione ecologica rinunciando a nucleare o al carbone, oggi si trovano più o meno nella stessa nostra disastrosa condizione. Certo, se avessimo preso altre scelte, come ad esempio potenziando - oltre le rinnovabili, che da allora sono cresciute solo dal 5 al 7% - investendo pure nel nucleare, oggi ci troveremmo in una posizione contrattuale di forza anche verso l’UE.

È ora e tempo di abbandonare l’ideologia ecologista estrema, che invece, anche di fronte all’evidenza, la sinistra continua a sostenere. Qualsiasi situazione si dovesse adottare richiederà purtroppo più tempo di quanto ne abbiamo davvero a disposizione. Bisogna aprire le porte a tutte le tecnologie che potranno darci una soluzione. A partire dalle rinnovabili, ma anche al nucleare di ultima generazione che di scorie non ne produce, ai nuovi sistemi di stoccaggio dell’energia, come l’idrogeno e potenziando l’idroelettrico, vettore importantissimo per la Svizzera. Nel frattempo, sono necessarie soluzioni provvisorie come quelle già ipotizzate, prolungando la durata di vita delle centrali nucleari attuali e installando nuove centrali a gas, che però per quanto riguarda le emissioni di Co2, sono un evidente passo indietro.

Auspico che tutti i partiti aderiscano a un patto di paese sull’energia, questo per evitare una catastrofe annunciata. Anche i cittadini dovranno fare la loro parte, ma alla partita ci dovranno essere in particolare le associazioni ambientali, quelle che spesso bloccano con ricorsi dogmatici e pretestuosi i progetti che migliorerebbero la situazione. Un esempio è quello del Parco eolico del Gottardo, dove per installare cinque pale si sono resi necessari quasi 20 anni, gran parte di questo tempo impiegato per risolvere le opposizioni delle associazioni ambientaliste. Ci si renda conto, tutti, che non è più tempo per giocare.

*Consigliere nazionale UDC

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