CRONACA
"Cari Gobbi e Beltraminelli, rispondete sul tema della canapa light". La lettera di un lettore (sinora) senza risposta
Ai due Ministri, in una lettera aperta, è stato chiesto di "quantificare in termini monetari i costi del fenomeno della canapa light", che non è vietata ma è difficilmente distinguibile da quella probita
POLITICA

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CRONACA

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20 APRILE 2017
di Luca Berruti, Novazzano

Da alcuni mesi l’uso di canapa light, ossia quella qualità legale poiché a basso tenore di THC, sta aumentando vertiginosamente in tutta la Svizzera. Il suo mercato è stimato a 100 milioni di franchi l’anno.

Come cittadino sono alquanto preoccupato dalla direzione che stiamo seguendo nella gestione di questa tematica. Basta guardarsi attorno per accorgersi che altri paesi (ad esempio USA e Spagna) hanno intrapreso una direzione diversa con risultati più che soddisfacenti. Infatti, questi nuovi approcci hanno portato a un notevole abbassamento del crimine organizzato e della violenza, senza però aumentare il numero di consumatori residenti. La politica contradditoria in vigore in Svizzera, che tollera determinate qualità di canapa e ne mette in croce altre, fa vacillare il sistema, mettendo a nudo tutte le sue fragilità ed assurdità.

Ad esempio, l’apparato repressivo-giudiziario si troverà ben presto oberato di lavoro, rischiando il collasso.

Come mai? È presto detto. Poniamo che una persona, durante una perquisizione, sia trovata in possesso di un’esigua quantità di canapa. Noi lettori sappiamo che si tratta di canapa light ma gli agenti di polizia – giustamente – non lo sanno poiché alla vista, al tatto e all’odore la canapa legale (contenuto di THC < 1%) è indistinguibile da quella illegale. I poliziotti procedono dunque infliggendo una multa di 100 franchi pagabile entro 30 giorni.

Dopo aver pagato si può procedere alla contestazione della contravvenzione, argomentando le proprie ragioni e sperando nella giusta applicazione della legge. Alle forze dell’ordine, d’altro canto, non resta che un’opzione: avviare la procedura ordinaria, costituita da un verbale d’interrogatorio, il sequestro della sostanza, un rapporto al Ministero pubblico e l’analisi della sostanza per identificare di che tipologia di canapa si tratti (N.B. solo per questo ultimo aspetto i costi ammontano ad almeno 500 franchi).

Ho l’impressione che questa situazione ci stia sfuggendo di mano, sottraendo risorse finanziarie e umane all’apparato repressivo-giudiziario (non sarebbe meglio occuparsi di prevenire e perseguire reati più gravi?!? Come violenze, stupri e rapine) e gravando massicciamente sulle spalle dei contribuenti. Leggo sempre più spesso di persone che subiscono l’iter sopracitato ma che sono scagionati dai risultati delle analisi di laboratorio.

Questa procedura, oltre a creare spese enormi, mette in cattiva luce cittadini onesti e socioeconomicamente ben integrati. 

Mi rivolgo quindi a voi, stimati Consiglieri di Stato, chiedendovi: è possibile quantificare i costi (monetari e in termini di risorse umane) dovuti al fenomeno canapa light? Come s’intende procedere per limitare i detti costi e fare in modo che le forze dell’ordine e la giustizia possano consacrare le loro energie prevenendo e perseguendo reati che nuocciono realmente alla società? 
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