CRONACA
"Vi svelo cosa non va nel mondo della notte ticinese. è una guerra fra poveri ormai. Ma la violenza viene dal cambio generazionale e di culture"
Un esperto del settore, gestore di locali per oltre vent'anni, ci parla della situazione attuale. "La soluzione sarebbe permettere alla Polizia di lavorare come si deve. Chiudere le discoteche è come incolpare il locale di mettere il coltello in tasca alla gente. E fra preserata e bar..."
CRONACA

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24 OTTOBRE 2017
LUGANO – L’universo della notte in Ticino è sconvolto, con i due accoltellamenti avvenuti a distanza di pochi giorni uno dall’altro. In effetti, una sfortunata circostanza per una categoria già confrontata con un calo di lavoro, determinato da diversi motivi. E come se non bastasse, ora in molti parlano di chiudere le discoteche.

Su Facebook, in mezzo ai mille pareri, Maurizio Niceta, che per anni ha gestito dei locali, ha chiesto che venissero interpellati degli addetti ai lavori, o almeno conoscitori del tema. Noi, dopo aver svolto un sondaggio fra i nostri lettori, dove la maggior parte di essi ci hanno parlato di un clima mutato, non solo nelle discoteche ma nei giovani in generale (“una volta, nessuno usciva con un coltello: pensiamo alle risse allo stadio, era tutto a mani nude e poi si andava a bere tutti assieme”, ci ha detto qualcuno), lo abbiamo contattato.

“Moltissimi anni fa gestii un bar al Quartiere Maghetti. Il venerdì e il sabato c’erano 4-5000 giovani, si lavorava dieci volte più di ora, ma il Quartiere stesso aveva fatto partire una crociata per chiudere i bar alle 20. Ci riuscì, uccidendo di fatto la vita sociale. Adesso si stanno facendo dei lavori, ma il barbecue è spento, le bistecche servono a poco senza carbonelle. Il colpo di grazia è appena stato inferto, con la possibilità di poter tenere i bar aperti fino alle 2 e le discoteche fino alle 6. Dopo le 4 non rimane quasi più nessuno, chi resta dopo è una piccola parte e non genera introito, anzi. Il tutto ha causato un danno, ed è stato tolto del lavoro. Ero un grande promotore del fatto che si potessero riempire le disco a mezzanotte, chiudendo i bar a mezzanotte e le discoteche alle 4. Le ore in cui un cliente si diverte non possono essere infinite. Non posso uscir di casa alle 20 e rientrare alle 6, lo fanno al massimo dei diciottenne ogni tanto. Se cerco della clientela di media qualità, non fa quegli orari. Il troppo storpia”.

Questo troppo lo possiamo collegare agli episodi di violenza?

“No, esso è relativo ad altro. Ovvero, sono arrivati molti personaggi poco raccomandabili che penalizzano il settore. Pensare di chiudere le discoteche è credere che è stato il locale a mettere in tasca il coltello all’accoltellatore, mentre è lui stesso che dovrebbe essere punito severamente. Negli ultimi anni ci sono stati cambiamenti nelle generazioni. C’era magari la scazzottata,  c’è sempre stata, coi soliti motivi: mi hai guardato, mi hai pestato il piede, hai toccato il sedere alla mia ragazza. Adesso invece il fatto che la gente sia più insicura e abbia sempre più problemi, beve un drink ed è magari alterata dall’alcool… i motivi sono tanti, ma non per forza dirottati sul locale notturno”.

Si beveva anche anni fa, però. C’è stato un aumento?

“Penso che si è sempre bevuto, i problemi a un certo livello ci sono sempre stati. Appunto, sono cambiate le generazioni. Trovare un giovane con un coltello in tasca è più facile rispetto a 10 anni fa. Sono arrivate persone di etnie diverse, che culturalmente sono cresciute affrontando determinati problemi in modo diverso. Non sono razzista, assolutamente, purtroppo le etnie coinvolte negli accoltellamenti sono quelle cresciute in ambienti diversi”.

Soluzioni?

“Un inasprimento della pena, e permettere alla Polizia di lavorare come deve. Viviamo in un Cantone dove vogliamo che essa intervenga, poi se lo fa ce ne lamentiamo”.

Le discoteche secondo lei rispettano le norme e garantiscono la sicurezza? Pensiamo al blitz in una discoteca a Lugano dove trovarono più gente del consentito…

“Penso che trovare più gente di quanta ne doveva entrare non porta a un accoltellamento. Le discoteche garantiscono la sicurezza a livello normale, se parliamo di casi come quello di sabato, come lo eviti? Domani esco di casa con un coltello in tasca, entro in una discoteca, non ho certo scritto in faccia che voglio accoltellare qualcuno. Cosa si fa?”

L’ipotesi di perquisizioni severe prima di entrare nei locali?

“Una ragazza entra in un locale, e viene perquisita, anche da una donna, come se salisse su un aereo: come lo prenderebbe? La gente normale, quella che merita di divertirsi senza essere importunata, lo prenderebbe come un insulto pesantissimo”.

Intanto però ci sono giovani che hanno paura ad andare in discoteca.

“Di sicuro ci sono persone che hanno paura. È come parlare di un attentato: cosa facciamo, viaggiamo o non lo facciamo più? Continuiamo a voler vivere oppure no? È lo stesso”.

Cosa direbbe a chi ha timori o ai genitori?

“Cercherei di sensibilizzare di più e di emarginare chi è problematico. Se ci fosse più collaborazione fra gente e forze dell’ordine, queste persone avrebbero meno possibilità di agire”.

Quelle della politica sono solo parole?

“Sicuramente deve fare qualcosa. Dovrebbe schierarsi tutti assieme, indipendentemente dal partito, per aiutare chi vuole uscire, ballare, bere un drink. Non è un tema partitico, direi. La Polizia dovrebbe poter lavorare in modo più autonomo. Troppe volte ho letto commento negativi. Pensiamo alla morte dell’asilante con un coltello in mano. In molti non si rendono conto che cosa vuol dire essere attaccati da una persona con un coltello, pensano che avendo una pistola si sia in vantaggio in modo importante, ma non è così: magari ti prendi due coltellate prima di ammazzarlo. In Ticino cerchiamo di nasconderci fino alla fine dietro paravanti illusori”.

Ci sono ancora giovani che desiderano solo divertirsi? Come si diceva una volta, bere, ballare e magari rimorchiare?

“Ci sono moltissimi giovani che vogliono divertirsi. Il divertimento notturno non è più solo discoteca, ci sono anche i preserata, coi bar che la fanno da padrone. Ammettiamo che un ragazzo abbia 50 franchi in tasca. Nel bar consumava 15 franchi, ne teneva 35 per la discoteca, per l’ingresso, un drink e magari un secondo drink. Oggi, invece, 30 sono destinati al preserata e i soldi per la discoteca sono contati se ci sono. Basta notare il fatto che più di una discoteca, se non tutte, abbia introdotto l’ingresso gratuito fino a un certo orario. È diventata una guerra fra poveri, diciamola tutta. Secondo me, un altro errore è il fatto di mescolarsi: i bar vanno musica, per esempio. E si balla anche lì, quindi talvolta poi si va a casa, dato che i soldi in tasca alla gente non sono tantissimi. Mentre la gente c’è voglia di ballare, e deve farlo nei locali notturni”

Dunque, servirebbero soluzioni a 360°.

“Ci vorrebbe molta più collaborazione anche tra gente nel settore, non c’è mai stata. Ultimamente si sono seduti a un tavolino perché il problema è di tutti, il lavoro è calato in generale”.

Paola Bernasconi

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