CRONACA
Ma cosa hanno al posto del cuore? Due bocconi in pochi giorni in un giardino a Agno. "Che si vergogni e non abbia più pace: però sono pronta a chiarire, se il mio cane o i miei figli disturbano"
L'incubo è cominciato la mattina di Pasqua. "Il cucciolo è arrivato in casa nostra in un momento particolarmente difficile della mia vita, ha dato tanta allegria". Il secondo boccone, "fatto di carne putrefatta e con una sostanza all'interno, disgustoso", qualche giorno fa. "Non siamo più padroni a casa nostra"
AGNO – “La mia parte arrabbiata gli direbbe di vergognarsi e che spero non abbia più pace né dentro né fuori di sé. Alla parte serena fa pena: almeno abbi il coraggio a dire che il cane o i figli ti disturbano, ne parliamo e risolviamo”.

Per chiunque abbia un cane, il boccone avvelenato è uno degli incubi più ricorrenti. Si sa, la cattiveria umana a volte non conosce limiti. A Pregassona, si legge sui social, un cane è morto. Ad Agno, una famiglia ha trovato due bocconi, uno non avvelenato e uno che sarà presto analizzato, in pochi giorni nel proprio giardino.

Ma come si fa? Per sensibilizzare, o almeno provarci, perché  per parafrasare Buffon, qualcuno ha davvero un bidone dell’immondizia al posto del cuore, abbiamo sentito la signora di Agno (nome noto alla redazione).

“Il mio cane ha 10 mesi, è un weimaraner. È arrivato in casa nostra in un momento difficile della nostra vita, quando io mi sono ammalata di cancro. I bambini lo volevano, e ci ha aiutato tanto, anche me, con le sue passeggiate e l’allegria che un cucciolo porta in casa. Siamo una famiglia normale, nessuno si è mai lamentato di noi, semmai qualcuno ha avuto da ridire se i bambini giocavano in giardino nel pomeriggio”, racconta.

A parte un episodio, il 10 marzo. È in Italia coi figli, la chiamano ripetutamente al cellulare. “Faccio richiamare da mio marito: è la Polizia Malcantone Est, qualcuno si era lamentato del cane che abbaiava. Era da mio cognato, che me lo teneva quel pomeriggio: i testimoni hanno detto che non aveva dato alcun fastidio, e non mi è stato comunicato chi aveva telefonato”.

La mattina di Pasqua, comincia l’incubo. “Mio marito ha portato fuori il cane, lui voleva annusare in un angolo in giardino: c’era un boccone di carne trita avvolto nel cellophane. È un gesto che finché si legge sui giornali o si vede alla tv e non tocca da vicino, si vive in un modo, quando accade a te è inquietante, fa preoccupare. Ho chiamato la Polizia, ma c’era la segreteria, avvisavano dove chiamare per le emergenze”.

Va in Polizia, a Pambio Noranco. “Nessuno mi ha dato retta, anzi sono stata trattata con sufficienza, rimproverandomi perché non avevo chiamato il numero di emergenza. E quando ho chiesto che cosa avrei dovuto fare se ricapitava, mi è stato detto di non correre troppo. Ma ho anche dei bambini abituati a sistemare i disastri del cane… Il boccone, comunque, non era avvelenato”.

Dopo pochi giorni, succede ancora. “Questa volta era un hamburger fatto ad hoc, con un odore che ha rischiato di farmi vomitare, probabilmente fatto di carne putrefatta, con all’interno una sostanza giallognola che pareva maionese mista con l’acqua. Ho chiamato di nuovo la Polizia, nessuno mi ha ascoltato, sono andata di nuovo a Pambio, dove mi è stato dato un altro formulario. Ho preteso che qualcuno venisse a fare un sopralluogo, non voglio vivere col terrore, e sono venuti gli agenti della Malcantone Est”.

Non sa con chi ha a che fare, “se con uno stupido o un criminale? È lo stesso che aveva chiamato in Polizia? Non sono più padrona in casa mia, eppure non voglio che questa persona creda di avermi intimorito. Non so con chi ho a che fare, se con uno stupido o un delinquente, ed è diverso. Il mio figlio più piccolo mi chiede se nel latte c’è del veleno, queste cose segnano”.

Vuole un risarcimento, “che andrà a un canile o a qualcuno che ha bisogno. Invito chiunque abbia delle segnalazioni e abbia voglia di dirle alla Polizia, a contattarmi anche tramite il vostro portale (se è il caso, scriveteci, attraverso email o Facebbook, provvederemo noi a passare tutto alla signora, ndr). Prevedo una ricompensa”.

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