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Gli ultras dell'Ambrì contro tutti. "Gobbi l'ha giurata a noi che non ci sediamo al tavolo con un razzista dall'uhuhuh facile. Società, un minimo di autocritica ce l'aspettavamo. E il minorenne..."
Lunga e dura presa di posizione della Gioventù BiancoBlù: "tifosi prelevati a partire dalle 6 nelle case: non pensate allo spavento di compagne e di figli? I bambini vanno bene solo per impietosire. Quel giovane ha evitato che un bidone colpisse una mamma e un bimbo. Ma noi non molliamo. Chi c'era, dica cos'è successo"
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Gli ultras del Lugano dicono no all'idea di Gobbi, e solidarizzano coi cugini: "lavoro e famiglia sono valori sacri"

15 MARZO 2018
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15 MARZO 2018
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Gobbi mostra il pugno duro: "sistemi identificativi e documenti". E i tifosi sono d'accordo, "vado per divertirmi, non ho nulla da nascondere". "Se potrò mandare serena i miei figli, va bene"

15 MARZO 2018
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15 MARZO 2018
CRONACA

Caos alla Valascia, 13 fermi fra cui quello di un minorenne, identificate una quarantina di persone: la lotta agli pseudotifosi è nazionale!

14 MARZO 2018
CRONACA

Caos alla Valascia, 13 fermi fra cui quello di un minorenne, identificate una quarantina di persone: la lotta agli pseudotifosi è nazionale!

14 MARZO 2018
AMBRÌ – I tifosi dell’Ambrì non hanno dubbi:  “si avvera quella volontà repressiva “di chi da anni lavora, con abilità e perseveranza, per imporre la tolleranza zero e l’annullamento del tifo organizzato ad Ambrì”.

La Gioventù BiancuBlu ha inviato un lungo comunicato, dove parla degli ultimi eventi. “Mercoledì 14 marzo 2018 a partire dalle 06:00 di mattina, una cosiddetta operazione congiunta della polizia cantonale ticinese, su mandato del procuratore pubblico Nicola Respini, entrava nelle dormienti abitazioni di 16 tifosi dell’HCAP, che venivano poi prelevati con una vettura ufficiale e portati nelle rispettive centrali da due agenti. In parecchi casi si procedeva pure ad una perquisizione della casa (addirittura degli spazi comuni di fronte a genitori e/o parenti), dove venivano requisiti oggetti di ogni specie: pullover, sciarpe, stickers, calendari e pochi oggetti pirotecnici. I telefoni venivano sequestrati (e tre lo sono tuttora)”, così viene raccontato il blitz, un po’ come aveva fatto il Forum Alternativo.

“Lasciamo immaginare lo spavento e la preoccupazione delle figlie, delle compagne, delle mogli, delle madri e dei padri nel vedersi presentare, all’alba, un mandato di perquisizione e sequestro per un’operazione, denominata Operazione Valascia, mai vista sino ad oggi se non per questioni di omicidio, narcotraffico e riciclaggio internazionale”.

Per non parlare dei costi, “il  tutto in una confusione mediatica e generale spaventosa, con comunicati imprecisi e informazioni vaghe, nella quale, improvvisamente, ci ritroviamo ad essere i responsabili dei fatti avvenuti. Ecco che allora urge riprovare a dare un senso al tutto e a riformulare alcune domande, sperando che qualcuno possa finalmente porle nelle preposte sedi. Sarebbe forse anche giunto il momento!”. Mentre i tifosi leventinesi si considerano parte lesa, ed anzi ritengono di essere stati loro a evitare il peggio, in quel maledetto pomeriggio di gennaio.

E attacca Gobbi: “sorge spontaneo evidenziare il legittimo dubbio di una precisa strategia, attuata dal Consigliere di Stato Norman Gobbi e dai suoi amici. Lo stesso Norman Gobbi che, dopo averla giurata alla GBB, rifiutatasi anni fa di sedersi al tavolo con un razzista dall’uhuhuh facile, ha contribuito in modo determinante a far sprofondare il Ticino in un delirio securitario, fatto di concordati e leggi liberticidi, frontiere chiuse,repressione per ogni voce dissidente, volti all’instaurazione di uno stato di polizia preventivo, di cui la recentemente preannunciata (dallo stesso ministro Gobbi e dal capo della polizia cantonale Cocchi) modifica della legge sulla polizia (che introduce ad es. la custodia di polizia per 24 ore avulsa da qualsiasi controllo giudiziario di legittimità) è solo l’ultimo esempio”. L’episodio dell’ uhuhu facile, come viene definito, si riferisce a un’uscita infelice di anni fa dello stesso Gobbi durante un derby, tema che tornò di dominio pubblico quando egli fu candidato per il Consiglio Federale.

I tifosi si chiedono come mai non fosse stato pensato un sistema di polizia, dato che i fans losannesi avevano comprato dei biglietti, 60 dei quali acquistati a Lugano (mentre si era detto che una sola persona era vagamente riconducibile al Lugano).

Gli ultrà ribadiscono che si è fatto di tutto per far passare quanto accaduto per un fatto premeditato, ma capita spesso, precisano, che dei tifosi si fermino nel piazzale dello stadio a fare due chiacchiere. La colpa reale sarebbe di un rettilineo, quello tra il settore ospiti e appunto il piazzale, che di solito dovrebbe essere chiuso e invece rimane aperto. I responsabili della sicurezza, poi? Una serie lunga di domande ancora senza risposta, su cui comunque dominano lo sconcerto e la rabbia verso Gobbi.

“Che cosa si vuole ottenere piombando in casa della gente alle sei di mattina? Intimorire? Creare paura? Ultimamente si parla tanto di bambini. Ma... e quelli che rimarranno spaventati per anni avendo visto il loro papà portato in centrale con un’accusa di sommossa, basata solo su semplici foto nelle quali non faceva assolutamente nulla!? I bambini servono solo per impietosire la popolazione quando fa comodo e poi va bene spaventarli all’occorrenza?”.

Il minorenne fermato sarebbe stato vittima, anzi eroe nel salvare una mamma: “convocato perché feritosi a causa di un bidone ricevuto in testa (svenuto e medicato al pronto soccorso!). Nelle immagini a lui sottoposte ieri si vede bene che se non si fosse interposto quel bidone avrebbe colpito una mamma con bimbo in braccio. A cosa è dovuta la sua convocazione? Perché infierire così? Perché prelevarlo ad ogni costo da casa all’alba?”.

Sono convinti che Gobbi abbia approfittato di un momento difficile per la curva, dopo le dure contestazioni alla società di settimana scorsa. Chiedono al pubblico presente quella domenica di farsi avanti, di raccontare che cosa, a loro avviso, è realmente successo.

Non manca un attacco alla società. “Pensiamo pure che la società HCAP faccia molto poco per difendere le sue particolarità, il suo pubblico, la Curva Sud e il suo essere ultima follia dello sport moderno. Ci saremmo aspettat* un minimo di autocritica da parte loro su quella giornata, ma va bene anche così. Ognuno faccia il proprio lavoro, da parte nostra le responsabilità ce le assumiamo e la faccia ce la mettiamo, come sempre. I conti li faremo un’altra volta”.

Loro non cambiano, ribadiscono. “Quell* diffidat* oggi sono gli/le stess* che frequentano la Valascia e la Curva Sud da anni. Sempre lì: a meno 15, con la birra a 2.5, per 10 anni di play-out”.

Inutile dire che cosa pensano del biglietto nominale, “un’ulteriore forma di discriminazione e di controllo: il biglietto nominale. Proprio lui (Gobbi, ndr) che piagnucola in televisione di “aver le mani legate da leggi troppo garantiste” e che “dobbiamo rinunciare a un po’ della nostra libertà in favore della sicurezza”, si spinge oltre con questa nuova proposta repressiva e inutile, come d’altronde già dimostrato in Italia”.

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