CRONACA
Cellulari spenti a scuola, Alain Bühler: "Scelta che può fare solo bene agli allievi. Lo dico per esperienza..."
Il consigliere comunale UDC: "D'accordo con la proposta di regolamentazione. Ho ricevuto critiche su come gestisco la cosa con mia figlia adolescente, ma finora ho potuto raccoglierne solo i frutti..."

BELLINZONA – Non sta mancando di fare discutere la scelta della Commissione Formazione e cultura di firmare all’unanimità il rapporto di Alessandro Speziali (PLR) sull’utilizzo di smartphone nelle scuole dell’obbligo sia durante le lezioni che nelle ricreazioni.

Il rapporto permette ai singoli istituti scolastici di decidere autonomamente quando e come permettere ai ragazzi di usare il cellulare. In caso di sgarro, la scuola potrà sequestrare lo smartphone agli studenti e, di conseguenza, avvisare la famiglia. La palla passerà ora al Gran Consiglio, chiamato a votare sul rapporto. Il DECS – dal canto suo – continua invece a rimanere rigido sulla posizione di escludere qualsiasi divieto sull’utilizzo degli apparecchi da parte degli studenti.

Chi si è sempre schierato contro l’uso dei social dei giovani è il consigliere comunale UDC Alain Bühler, che nel maggio 2017 prese posizione affermando di “aver vietato a mia figlia l’uso dei social network fino almeno a dopo le medie (poi si vedrà)”.
Dopo il rapporto firmato dalla Commissione e pur dichiarandosi “contrario a inutili imposizioni e divieti”, Bühler si dice “abbastanza d’accordo con questa proposta di regolamentazione”. “Lo dico – scrive su Facebook – per esperienza perché nella scuola media che frequenta mia figlia questo divieto è già in vigore da tempo. I cellulari entrano sul sedime scolastico spenti ed escono spenti. Vietato l'utilizzo se non richiesto per delle attività scolastiche”.

“È un male ciò? Se questo divieto è accompagnato da momenti di approfondimento e discussione sul tema e sull'uso del cellulare, i social e le nuove tecnologie, no, direi che può solo fare bene agli allievi. Al di là della problematica del cyberbullismo, fare in modo che a ricreazione gli allievi parlino fra loro e non attraverso una chat di WhatsApp è più che mai positivo”.

“Questa – conclude – è la mia personale posizione in merito, d'altronde ho una visione parecchio personale sulle nuove tecnologie e i giovani e su come gestisco la cosa con mia figlia adolescente. Un metodo che non ha mancato di sollevare critiche nei miei confronti... Ma finora ho potuto solo raccoglierne i frutti”.

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