CRONACA
Il Ticino visto con gli occhi di Sisma. "Il mio rap per descrivere un Cantone indietro su tutto"
I rapper ticinesi Sisma e KimBo firmano un testo che mette a nudo le problematiche del nostro Cantone: "Qui non cambia niente, e se cambia è solo in peggio"

BELLINZONA – ‘Sisma’ del collettivo Linea23 è uno dei rapper più noti e affermati del Ticino. Nei suoi testi ‘disegna’ spesso e volentieri lo scenario politico-sociale del nostro Cantone fino ad arrivare all’amore per l’AC Bellinzona, sua squadra del cuore a cui ha anche dedicato un ‘inno’. Il rapper ticinese, come tanti altri, si è trovato costretto ad “emigrare” oltre Gottardo per motivi professionali. E lì che ha conosciuto ‘KimBo’, altra giovane rapper che vive in Svizzera interna. Con lei ha scritto e pubblicato il nuovo singolo “Vai Vai”, che parla della difficile “doppia vita” con cui sono confrontati migliaia di ticinesi residenti al di là del Gottardo.

Con Sisma abbiamo parlato del nuovo singolo e del significato della canzone.

Sisma, da quale esigenza nasce l’idea del nuovo singolo?

“Se si vuole parlare di esigenza, è sempre la stessa: fare musica. Ho conosciuto KimBo quasi per caso in una radio a Zurigo. Qualche mese dopo a lei è venuta l’idea di fare una canzone insieme”.

Due ticinesi, un microfono e un tema forte. Inutile dire che l’affinità con KimBo è nata spontanea

“Esattamente. È stato molto semplice, nonostante anagraficamente, e quindi artisticamente, tra noi ci sia una generazione di differenza. Poi, una volta trovato il tema, entrambi siamo rimasti fedeli ai nostri stili e alla nostra scrittura, diverse tra loro ma che si combinano bene assieme”.

Qual è il messaggio che vuole trasmettere la canzone?

“Parla della “doppia vita” che fanno le migliaia di ticinesi residenti oltre Gottardo. Tagliare i ponti con il luogo dove sei nato e cresciuto non è possibile: sono troppi gli affetti che ti ci legano, anche se quel posto lo hai lasciato dietro di te per evolvere come adulto e cercare opportunità che in Ticino non solo non esistono, ma sono addirittura utopiche”.

Nel testo scrivete: “lavoro per i giovani e fiducia per la sanità non ci sono più”. È davvero così?

“Partiamo dal lavoro. Premetto che lavoro in tutta Svizzera e quindi conosco anche la delicata situazione ticinese. Se io pago duemila franchi d’affitto non posso accettarne 2500 di stipendio. I datori di lavoro, quindi, optano per una manodopera a costi più contenuti a discapito dei tanti giovani che escono dagli studi e/o da un tirocinio e che, quindi, di colpo si ritrovano senza lavoro. Inoltre, il mercato è molto limitato, e questo porta ai dipendenti ad accettare tutto. Sanità? Quanti amici e familiari conosco che hanno dovuto andare a Zurigo o Losanna, per esempio, per riparare i danni creatigli da medici operanti in Ticino. Troppi, e non è finita...”.

Prego…

“Non voglio fare nomi, ma in Ticino esiste una clinica che ne ha combinate di tutti i colori…ma con gente influente nel Cda hanno continuato come se nulla fosse”.

Che Ticino trovi quando torni?

“Sempre lo stesso, con gente annoiata che alla domanda ‘come stai?’ risponde “e ormai qui...”. Cambia poco e quello che cambia è sempre peggio. Si potrebbe scriverne un libro. Chi lo sa che un giorno…”.

Cantate “venire da laggiù è un po’ come partire con l’handicap (…). Perché? Il Ticino è davvero così indietro rispetto all’altra parte della Svizzera?

“Decisamente. Dico spesso che il miglior regalo che ho fatto alle mie bimbe è quello di non averle fatte crescere in Ticino. Che futuro le garantivo? In Ticino siamo svizzeri di Serie B, poche storie. Io sono nato con il passaporto svizzero, ho vissuto nelle tre regioni linguistiche principali e le parlo tutte e tre. Eppure, per loro (svizzeri romandi e tedeschi) sono prima ticinese, poi forse svizzero. Per ottenere le stesse cose degli altri ho dovuto lottare il doppio. A me è andata bene, ma non tutti hanno il mio stesso carattere. Peccato, perché il ticinese medio è un lavoratore eccellente se messo nelle condizioni di potersi esprimere al meglio. Sul fatto del ‘ritardo’ rispetto al resto della Svizzera servirebbe un’intervista a parte. Ma attenzione, il divario non si colma, bensì si ingrandisce...”

Il rap e il Ticino: un binomio scarso o sconosciuto?

“Non saprei. Essendo partito nel 2002 ed esercitando soprattutto in Svizzera interna conosco poco la scena musicale ticinese attuale. Quando organizzano le serata danno spazio quasi solo a gruppi italiani, quindi per gli artisti locali è ancora più dura emergere. La cosa strana è che spesso gli organizzatori sono anche attivisti Hip-Hop. È qualcosa che non capisco proprio”.

Cosa consiglieresti a un giovane artista ticinese?

“Di fare sempre musica con amore e passione. Poi bisogna sapere accettare le critiche e capire, se si è raggiunto un certo livello, quando ‘esportare’ oltre Gottardo o oltre confine i propri pezzi...”

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