CRONACA
Mattei: "Ho visto un lupo a San Carlo di Peccia! Abbiamo bambini in giro, sono preoccupato"
Nel mentre la sezione ticinese dell'Associazione svizzera per la protezione del territorio dai grandi predatori attacca: "La strategia per proteggere dal lupo è stata fallimentare: stigmatizziamo i toni tranquillizzanti espressi dagli uffici"

SAN CARLO DI PECCIA - Un lupo in val di Peccia? Germano Mattei è convinto di averlo visto e lo scrive sui social, spaventato all'idea che possa incontrare dei bambini. 

"Ieri mattina (l'altro ieri, ndr) stavo riordinando sopra casa a San Carlo di Peccia e a nemmeno 50 metri vedo un canide uscire dal bosco, saltare la cinta elettrificata e a balzoni dileguarsi tra la ex Scuola e la casa parrocchiale. Immagini di pochi secondi. Dalle conoscenze acquisite, individuo un probabile giovane lupo. Sono preoccupato, che ci fa un simile predatore in mezzo a un villaggio di montagna, in fondo ad una Valle sperduta nelle Alpi? Abbiamo bambini in giro! Perlustro la zona, svanito nel nulla. Sicuramente passato dall’altra parte della Valle. Sopra casa, dal bosco dov’è è uscita la bestia, vi sono caprioli e camosci!…sue prede? Ho segnalato il caso ai Guardiacaccia. Il vicino di casa mi dice: guarda che ve ne era già in giro uno questa primavera! Riflessione: siam ben messi e occhio specialmente ai bambini!", scrive. "In questi anni ho scritto molto sul tema “Grandi Predatori”, è la prima volta che mi trovo a contatto visivo, quasi fisici, con uno dei miei soggetti oramai di pertinenza giornaliera".

E a proposito dell'Associazione svizzera per la protezione del territorio dai grandi predatori, la sezione ticinese in una nota "segnala che anche durante l’estate in corso, come già nel 2020 e
nel 2019, gli attacchi di lupi stanno creando molta apprensione tra gli allevatori e rendono ardua l’attività dei pastori sugli alpi. L'ATsenzaGP sottolinea come le predazioni del mese di agosto in Val Bedretto, in alta Val di Blenio e nel Luganese siano avvenute su greggi custodite da pastori in permanenza e munite nella maggior parte dei casi, di cani da guardiania".

Ribadisce quindi che "purtroppo le misure di protezione delle greggi proposte dalle autorità e messe in atto dagli allevatori, non riescono a impedire al lupo di predare, come già dimostrato in altre realtà europee. Una situazione di grande preoccupazione che non potrà che accelerare l'abbandono progressivo della pastorizia di montagna con gravi conseguenze dal punto di vista paesaggistico, economico, ecologico e sociale. Esprimiamo la massima solidarietà alle persone colpite e rinnoviamo l'appello alle autorità federali e cantonali affinché riconoscano che la strategia finora adottata che prevede la protezione assoluta del lupo e la convivenza con l’allevamento è fallimentare".

"Lo scarico anticipato degli alpeggi che si è reso necessario in Mesolcina nello scorso mese di luglio ne è una conferma. Di conseguenza stigmatizziamo i toni tranquillizzanti espressi dagli uffici competenti in questi giorni. La crisi generalizzata della pastorizia su tutto l’arco alpino, conseguenza della protezione assoluta risalente al 1979, decisa dalle autorità europee e svizzere impone alle stesse autorità di assumersi la relativa responsabilità. Il tempo delle mezze misure è terminato: o si avranno l’umiltà e il coraggio di modificare strategia oppure la fine della pastorizia sarà segnata".

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