CRONACA
Come non dovrebbero vestirsi i ragazzi a scuola? Il libro-testimonianza e il 'silenzio' del DECS
Foglia di fico (Fontana Edizioni) è l’opera di due docenti di una scuola del Mendrisiotto. “Non si può sempre stare zitti ”

MENDRISIO – Foglia di fico, l’abito non fa l’allievo ma di certo non lo fa nudo. È questo il titolo del libro (edito da Fontana Edizioni) firmato da Sheila Pongan Arrigo e Roberto Caruso, due docenti di una scuola del Mendrisiotto che hanno approfondito una tematica da sempre oggetto di dibattiti, più o meno feroci.

Come non dovrebbero vestirsi i ragazzi a scuola? È questa la domanda che ruota attorno alla pubblicazione, che tratta con un pizzico di ironia e la dovuta profondità temi essenziali come il rispetto, l’etica, la democrazia e la libertà di espressione. Foglia di fico è partita come un’indagine, è diventata libro e diventerà – senza ombra di dubbio – oggetto di discussione. Sì, perché lo stimolo per scrivere è arrivato anche “grazie” alla ‘censura’ del Dipartimento Educazione Cultura e Sport (DECS).

“È così – spiegano gli autori –. Lo scorso autunno abbiamo pubblicato sul sito del nostro istituto una ricerca che aveva come tema ‘l’abbigliamento nell’ambito scolastico’. Un’indagine condotta su tutti i livelli con la partecipazione di circa 700 persone, tra allievi e docenti. Più che altro, si trattava di una condivisione di idee. Un’iniziativa capace di suscitare anche l’interesse dei media italiani”. Ma qualcosa non è andato secondo i piani.

No, perché dopo averla sottoposta al DECS, “ci hanno ‘fortemente invitati’  a ‘tacere’, senza fornici motivazioni valide”. Una ‘censura’, dicevamo non gradita dai due docenti. “Questo atteggiamento non ci rispecchia e non rispecchia neanche il sistema scolastico. Ci viene chiesto di insegnare l’etica democratica e questa decisione non ne sposa i principi. E su questo non vogliamo stare zitti”.

Il modo di vestire a scuola non può essere oggetto di troppe discussioni. L’etica e il rigore morale, ovviamente, impongono determinate scelte, ma ne escludono altre. “La soluzione va ricercata attraverso un costante dialogo tra le parti.” Nel libro si evince bene come certe ‘regole’ siano incomprese da parte degli studenti che cercano spiegazioni plausibili e condivisibili”.

Abbiamo chiesto ai due autori se, dopo la pubblicazione, temono qualche ripercussione. “No, violerebbe il diritto di libertà di espressione. In fin dei conti, non facciamo nulla di male, anzi. Ma decidendo di pubblicare il libro ci (ri)prendiamo le nostre responsabilità . Non è la legge che insegna di portare a scuola i principi democratici?”.

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