CRONACA
Accoltellamento alla Manor, l’accusa: “L’imputata non è pazza, ma perfettamente cosciente del proprio squilibrio e dell’atto perpetrato”
Si è chiuso il processo a carico della 29enne di Vezia responsabile del ferimento di due persone a Lugano nel novembre 2020. Dopo il susseguirsi di repliche fra accusa e difesa, la donna recita una preghiera islamica: “Allah ci guidi sulla retta via"
TiPress/Pablo Gianinazzi

BELLINZONA - È terminato con la recita della prima sura del Corano da parte dell’imputata il dibattimento relativo all’accoltellamento alla Manor di Lugano del 24 novembre 2020, quando una 29enne ticinese con un lieve ritardo mentale e turbe psichiche accoltellò due persone – una in modo grave – con un coltello da pane acquistato nel grande magazzino: "Scusate, volevo dire questa ultima cosa. Vi ringrazio per questi giorni che sono passati, anche gli avvocati. Mi spiace che sia durato così a lungo, ma ora tutto sta nella vostra decisione". Bisognerà attendere la sentenza, il 19 settembre, quando la Corte del Tribunale penale federale, presieduta dalla giudice Fiorenza Bergomi, deciderà come valutare gli accadimenti. In altre parole, se si sia trattato effettivamente di un atto terroristico o del folle gesto di una squilibrata.

Del primo avviso è l’accusa, che ha chiesto una condanna a 14 anni di carcere per duplice tentato assassinio. La procuratrice pubblica Elisabetta Tizzoni ha infatti affermato che l’imputata "ha agito in modo coerente e senza ombra di dubbio spinta dalla propria convinzione estremista. E ha agito con premeditazione, eseguita nei limiti della capacità dell’imputata”. Del secondo avviso è invece la difesa, che ha chiesto 8 anni per duplice tentato omicidio e il proscioglimento dall’accusa di terrorismo (tecnicamente: dall’imputazione di infrazione alla Legge federale che vieta i gruppi Al Qaida e Stato Islamico). L’avvocato Iuliucci ha affermato: "Bisogna saper tirare una linea. Va bene la teoria dei lupi solitari, ma se dopo due anni e mezzo d’inchiesta si trovano solo dei messaggi con un ragazzo siriano che non fa parte dell’Isis forse bisogna rendersi conto che la teoria è sbagliata. È da due anni che l’accusa conferma la malattia all’imputata. Ma bisognava mostrarle umanità e dirle che non è terrorista. Ora ci manca solo che venga condannata per terrorismo e che le venga dato il passaporto ufficiale da jihadista. Poi non la recuperiamo più”. 

Entrambi, accusa e difesa, sono concordi - così come le due perizie – nel sospendere la pena in favore di un trattamento terapeutico in una struttura sanitaria, nel tentativo di curare le turbe psichiche di cui soffre la donna. I disturbi psichici avrebbero infatti contribuito al processo di radicalizzazione, ma non sarebbero tali da impedirle di comprendere quanto commesso. La difesa punta a dimostrare la schizofrenia dell’imputata, ma entrambi i periti hanno spiegato che nella sostanza nulla cambia sul grado di imputabilità. Così pazza non è: capisce di avere squilibri e anche cosa ha fatto.

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