CRONACA
Aggressione alla Manor di Lugano, si apre il processo
La donna responsabile dell’accoltellamento di due persone dovrà rispondere di tentato assassinio. Il dibattimento dovrà anche chiarire se si trattò di terrorismo o di un gesto di follia 

BELLINZONA – Avrà inizio questa mattina presso il Tribunale penale federale di Bellinzona il processo contro la donna che il 24 novembre 2020 accoltellò e ferì due persone alla Manor di Lugano, in pieno pomeriggio, con il grande magazzino gremito di gente. Una delle due vittime riportò serie ferite al collo e al viso, l’altra rimase ferita in modo lieve alla mano.  L’autrice dell’aggressione, una 29enne di Vezia, immediatamente fermata da una coppia di clienti, venne arrestata dalla Polizia cantonale e dichiarò di aver compiuto quel gesto in nome dell'ISIS e per vendicare il profeta Maometto. La donna era già nota alle autorità federali per essere stata fermata anni addietro in Turchia, allorché stava cercando – a  suo dire – di raggiungere un combattente conosciuto in internet che si trovava in Siria. A sostegno della matrice terroristica, una serie di messaggi scambiati con un uomo su Facebook, nei quali la 29enne inneggia allo Stato Islamico e dichiara di voler servire la causa jihadista. Allora non ci fu nessun procedimento penale a suo carico per mancanza di prove concrete. Oggi invece l’imputata dovrà rispondere davanti al Tribunale penale federale dell'accusa di ripetuto tentato assassinio e violazione della legge federale che vieta i gruppi "Al-Qaïda" e "Stato Islamico". A margine, dovrà rispondere anche di esercizio illecito della prostituzione tra il 2017 e il 2020 per non essersi regolarmente annunciata alle autorità cantonali. 

La corte, presieduta dalla giudice Fiorenza Bergomi, dovrà chiarire un dilemma cruciale, ovvero se si sia trattato effettivamente di un gesto estremista oppure di un atto di pura follia. La procura avvalora la prima ipotesi, malgrado i – o proprio a causa dei - problemi psichici dell’imputata. È risaputo, infatti, che sono proprio i soggetti più vulnerabili ad essere persuasi da un certo tipo di propaganda. Secondo la difesa, invece, l’imputata avrebbe agito a causa dei disturbi psichici di cui soffre, comprovati anche da diverse perizie psichiatriche, per cui le sue dichiarazioni non sarebbero attendibili e l’accusa di terrorismo non sussisterebbe. Determinante, a questo punto, sarà il parere dei diversi periti psichiatrici che saranno ascoltati durante il processo.

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