CRONACA
Gli indizi di premeditazione e i segnali di pericolo mai colti. Filippo poteva essere fermato?
La denuncia del papà di Giulia; il borsone con gli abiti di ricambio nell’auto di Turetta, immortalata ore prima sul luogo dell'aggressione; gli atteggiamenti violenti del giovane negli ultimi tempi. Tutti campanelli d'allarme mai ascoltati

VENEZIA - Altri nuovi inquietanti segnali emergono mano a mano che avanzano le indagini sull’omicidio di Giulia Cecchettin. È di stamattina la diffusione del messaggio vocale in cui Giulia, due mesi prima di essere uccisa, si sfogava con le amiche in merito all'atteggiamento ricattatorio dell’ex, affermando di non riuscire più a reggere le sue pressioni psicologiche (LEGGI QUI).

“Il fatto che potrebbe farsi del male per colpa mia mi fa soffrire; vorrei davvero sparire dalla sua vita, ma non so come fare”. E poi ancora «Lui mi dice ‘Sarò sempre qui ad aspettarti’ e ‘L’unica cosa che mi farebbe felice è avere una seconda possibilità’, il problema è che sto cominciando ad accumulare rabbia, non lo sopporto più”.

Ora emerge un altro inedito, trasmesso sempre da “Chi l’ha visto?”: la prima denuncia ai Carabinieri la sera in cui la studentessa 22enne è scomparsa. Gino Cecchettin, papà di Giulia, aveva espresso ai militari la propria preoccupazione, raccontando che la figlia era uscita con quel ragazzo che “aveva minacciato di suicidarsi” e dunque temeva per la sua incolumità, dopo che la ragazza gli aveva confidato l’atteggiamento sempre più ossessivo dell’ex fidanzato.

Eppure, nonostante questo, i Carabinieri nel verbale riportano frasi come “allontanamento volontario” e “nessun pericolo di vita”. Salvo poi scoprire la tragica verità, e cioè che Giulia non si era affatto allontanata di propria volontà, ma piuttosto era stata sequestrata, picchiata, caricata a forza sull’auto del suo assassinio e poi uccisa. Le due annotazioni dei Carabinieri, alla luce del racconto di papà Gino, indicano un’evidente sottovalutazione della pericolosità di Filippo.

Anche la chiamata al 112 del testimone della prima aggressione, nel piazzale a poche centinaia di metri da casa Cecchettin, non è stata considerata con la dovuta attenzione. L’uomo, che preferisce rimanere anonimo, riferisce di essersi spaventato sentendo una ragazza che gridava aiuto e frasi come “Così mi fai male” e di aver visto qualcuno che prendeva a calci una persona riversa sull’asfalto. Eppure anche allora nessuno è intervenuto.

Un altro video che circola sul web mostra danni ai lampioni e al muretto della piazza sotto l’abitazione di Filippo. Testimoni raccontano che il giovane era diventato piuttosto violento ultimamente, sfogava la propria rabbia e il proprio dolore per la fine della relazione con Giulia spaccando oggetti e danneggiando le installazioni del condominio in cui abitava. Possibile che nessuno se ne fosse accorto, dai genitori agli amici e ai conoscenti?

Intanto, dalle indagini emergono sempre più indizi che avvalorerebbero l’ipotesi della premeditazione. Anzitutto, nella Fiat Grande Punto nera di Turetta è stato rinvenuto un borsone con degli abiti e un paio di scarpe macchiati di sangue. Contrariamente a quanto si è detto in un primo tempo, il killer 22enne indossava abiti puliti al momento dell’arresto, dunque si è cambiato dopo l’omicidio. Il fatto di aver portato all’appuntamento con l’ex fidanzata un borsone con il cambio e la presenza di un coltello in auto fanno sorgere diversi dubbi sull’ipotesi di un raptus improvviso.

Inoltre, la Fiat nera è stata immortalata qualche ora prima dalle telecamere sul luogo dell’aggressione nell’area industriale di Fossò.  Filippo ha dunque effettuato un sopralluogo nel pomeriggio di sabato? Tutti elementi che andranno chiariti quando Turetta, che sarà rimpatriato sabato con un volo militare, comparirà davanti ai magistrati per l'interrogatorio.

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