ECONOMIA
In Italia si chiude la domenica? "Vantaggi per noi solo se non restiamo fermi"
Carlo Coen: "bisognerebbe tenere aperto più a lungo in settimana e abbassare i prezzi dei prodotti che sono più economici di là. Altrimenti non cambierebbe nulla..."

CHIASSO – In Italia Luigi Di Maio sta pensando di far chiedere negozi e centri commerciali la domenica. Una prospettiva che, al di là dei lavoratori che ne sarebbero contenti per poter passare più tempo in famiglia, crea panico. Per qualcuno, infatti, il fatturato rischia di diminuire nelle zone di frontiera (dove i ticinesi portano buona parte dell’incasso, tra un aperitivo e un acquisto). Addirittura, c’è chi teme, in tutta Italia, un’emorragia di posti di lavoro.

In Ticino cambierebbe qualcosa? Lo abbiamo chiesto a Carlo Coen, commerciante di Chiasso.

La sorprende questa ipotesi?
“In Italia hanno sempre cercato di rimanere aperti il più possibile, per cui sì, abbastanza. Realizzabile? Se il Governo lo decide, lo sarà. Da noi in tanti dicono che la domenica è la giornata della famiglia ma poi sono i primi ad andare oltre confine in questa giornata di vacanza a fare la spesa”.

Per il Ticino, quanto potrebbe essere importante?
“Se uno vuole andare in Italia, ci va lo stesso, in altri giorni. Più che altro bisognerebbe vedere come reagiremmo noi. Se come sempre staremmo fermi al palo, non potremmo avere dei grandi vantaggi, non cambierebbe nulla. Dovremmo reagire di conseguenza, magari tenendo aperti i centri commerciali più a lungo alla sera, permettendo a chi lavora di poter andare a far la spesa. Al di là di questo, è comunque una questione di prezzi, per cui non vedo vantaggi”.

Anzi, potrebbe essere che, perdendo posti di lavoro in Italia, ci sarebbero più frontalieri che busserebbero al Ticino?
“Anche qui dipende. Se i negozi chiudessero la domenica per stare aperti durante la settimana più a lungo, chi lavorava alla domenica sarebbe trasferito negli altri giorni. Sinceramente comunque mi preoccupo di più dei ticinesi che cercano posto di lavoro, più che di quel che può succedere in Italia”.

Se fossimo aperti noi in Ticino, la domenica, a quel punto? Fantascienza?
“È un punto dolente. Per le zone turistiche è una soluzione che può andar bene, a Chiasso per esempio è assolutamente inutile. Come detto, è una questione di prezzi. Il mercato cambia e noi nelle zone di frontiera risentiamo di questo cambiamento prima di altre città, queste problematiche sono risentite maggiormente. Dovremmo agire di conseguenza. Se in Italia chiudessero la domenica, dovremmo far qualcosa per far sì che chi andava regolarmente in Italia si fermi qui”.

Ovvero, abbassare i prezzi. Ma è praticabile?
“Su tanti prodotti ormai anche qui si è abbassato. Il fatto è che c’è la mentalità che dice che in Italia è tutto meno caro, non è vero: ci sono tante cose che qui costano meno. Soprattutto gli alimentari dovrebbero fare delle promozioni e abbassando i prezzi, penso in particolare alla carne, ovvero i prodotti per antonomasia più cari. Se i centri commerciali agissero di conseguenza sull’iniziativa italiana, potremmo averne dei vantaggi come mercato ticinese. Però restando fermi al palo non cambia nulla”.

L’estate com’è andata, a Chiasso?
“Non ho un quadro generale. Il mercato è difficilissimo adesso, specialmente qui. Non è solo il fattore di chi va ad acquistare in Italia, è solo uno dei problemi. C’è l’online che è un grossissimo problema per noi. E il piccolo commerciante è abbastanza disarmato, come si fa a combattere un mercato così grande? È impossibile. L’unico modo sarebbe essere uniti tutti insieme, dovremmo fare un e-commerce unico per i vari commerci, dove uno trova tutti i prodotti. Sarebbe molto difficile da gestire… Un’idea o c’è qualcosa? No, solo un’idea. Ora come ora è molto complicato da realizzare, pensiamo a come gestire acquisti, vendite, trasporti. A questo punto, noi piccoli potremmo iscriverci a portali enormi come Amazon e vendere lì, ma entreremmo in un mercato con una concorrenza a livello mondiale che ci spiazza completamente”.

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