POLITICA
E se passassimo al maggioritario? I partiti assumerebbero importanza, e non potrebbero sbagliare candidati
Il Governo ha risposto a Dadò e Farinelli. Difficile prevedere come cambierebbero gli equilibri, ma certamente nei cantoni ove è in vigore il maggioritario ci sono meno candidati in proporzione ai posti da occupare, per cui la scelta della persona diventa ancor più importante
BELLINZONA – Meno candidati per partito e anche in proporzione ai seggi, con dunque una maggior importanza, in teoria, alla scelta di ogni movimento dei rappresentanti in lista. Ma capire che cosa cambierebbe se il Ticino optasse per un maggioritario al posto dell’attuale proporzionale, come avviene in tutti i cantoni svizzeri, almeno per il Governo, fatta eccezione per il nostro e per Appenzello interno (che con la Landsgemeinde è un caso a sé).

Il pipidino Fiorenzo Dadò e il liberale Alex Farinelli avevano posto delle domande precise al Consiglio di Stato, ovvero capire che cosa cambierebbe con un mutamento di sistema elettorale. E la risposta è giunta pochi giorni fa.

Prima di tutto, “è estremamente difficile predire quali saranno le conseguenze di un cambiamento di sistema”.

Probabilmente “verrebbe rafforzata la posizione delle strutture di partito nel designare i candidati a scapito della possibilità di scelta degli elettori. Infatti, sulla base delle esperienze negli altri Cantoni, è verosimile che i partiti politici ticinesi con maggior seguito presentino al massimo un paio di candidati e gli altri partiti non più di uno”.

Nei cantoni che usano il maggioritario infatti si sono presentati, statistiche alla mano, due candidati per seggio, contro gli otto per ogni posto da occupare registrati in Ticino: dati costanti negli ultimi circa 25 anni.

I partiti, per non far disperdere voti, scelgono solitamente meno candidati. Per questo, la loro struttura diventa più importante, perché non possono sbagliare le persone su cui puntare. Gli elettori, sottolinea il Governo, hanno per contro meno possibilità di scelta, non solitamente a livello partitico ma di persona.

Il maggioritario in ogni caso non creerebbe limitazioni alla democrazia diretta, sebbene per alcuni oggetti in votazione si dovrebbe raggiungere il quorum del 50%. Ciò che cambierebbe è che, in caso di rinuncia durante la legislatura di qualcuno, non esisterebbero subentranti (per esempio, come sta accadendo nella Lega con Silvana Minoretti, dimissionaria, il cui posto sarà preso da Daniele Casalini) ma si dovrebbe andare di nuovo alle urne.

Dunque, chi ci guadagnerebbe? Appunto, impossibile dirlo al momento.

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