POLITICA
Giudice contro l'iniziativa, Chiesa tuona: "alle élites la democrazia diretta non piace"
Il democentrista reagisce alle parole di Keller. "Iniziative popolari vacche sacre? Devono rimanere uno strumento per Popolo e Cantoni!"

BERNA – Farà discutere, lo fa già ora. Quella sull’autodeterminazione è una delle votazioni che attendono la Svizzera nei prossimi anni, addirittura nei prossimi mesi, che diranno in che direzione andrà il nostro paese in materia di rapporti con l’UE. E qualcuno attacca.


Lo fa la giudice svizzera alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo e professoressa di diritto pubblico e diritto europeo all'Università di Zurigo Helen Keller in un'intervista pubblicata dal SonntagsBlick. Per lei è violato il principio di unità di materia (se ne parlò anche in occasione della votazione cantonale sul pacchetto fiscale, legato a quello sociale): “il testo dell'iniziativa comprende cinque articoli che intervengono in punti molto differenti della costituzione. Ma il cittadino può esprimersi solo sull'intero progetto”. 

Il quale a suo dire è una rivoluzione importante nella Costituzione svizzera, che costringerebbe a rinegoziare migliaia di convenzioni internazionali e sarebbe rivolta non contro i giudici stranieri bensì contro il Tribunale Federale stesso.

Per Keller, “il parlamento ha chiuso entrambi gli occhi. Le iniziative sono diventate vacche sacre: questo è pericoloso per il diritto di iniziativa”.

Oggi Marco Chiesa ha voluto ribattere con forza, sollecitato da noi ci ha inviato un testo che era già stato pubblicato da ticinonews.ch
“La giudice Keller afferma sostanzialmente tre cose: 1. L'iniziativa non rispetta l'unità di materia; 2. Il parlamento ha chiuso gli occhi; 3. Le iniziative popolari sono diventate delle pericolose vacche sacre. Sotto il profilo dell'unità della materia non è necessario perdere troppo tempo per rispondere al fumogeno della giurista. Il Consiglio federale ha confermato a chiare lettere nel suo messaggio del 5 luglio 2017 che, in merito a questo aspetto, non vi è nulla da eccepire. L’iniziativa rispetta l’unità della materia”, si legge.

“Un paio di parole in più meritano, al contrario, le considerazioni espresse sul Parlamento e sulle iniziative popolari. Un Parlamento che, a suo avviso, non ha volontariamente voluto vedere quello che lei pretende di aver visto. È grave che la giudice di Strasburgo lasci strumentalmente planare queste sue speculazioni di miopia sebbene lo stesso Consiglio federale sconfessi la sua tesi. Ed è gravissimo che spari a zero sul diritto d’iniziativa svizzero. Le iniziative popolari devono rimanere lo strumento a mezzo del quale Popolo e Cantoni possono autodeterminarsi e mantenere l'ultima parola. Grazie alla nostra democrazia diretta possiamo rimanere un Paese libero e indipendente. Non sono sorpreso tuttavia da questi atteggiamenti: sono tipici delle élites intellettuali ed economiche a cui la democrazia diretta svizzera non piace”, conclude.

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