POLITICA
Il PS ci riprova. "Diritto di voto agli stranieri nei Comuni. Per l'integrazione e per aiutare anche i partiti"
Fabrizio Sirica, Laura Riget, Anna Biscossa, Carlo Lepori, Gina La Mantia e Nicola Corti chiedono di inserire la possibilità, non l'obbligo, di far votare e dare l'eleggibilità a chi vive da almeno 10 anni in un Comune

BELLINZONA – Permettere agli stranieri di votare, eleggere ed essere eletti nei comuni: ci riprovano, ancora una volta, i socialisti, con un’iniziativa di Fabrizio Sirica, Laura Riget (che corrono in coppia per la presidenza del PS), Anna Biscossa, Carlo Lepori, Gina La Mantia e Nicola Corti.

“Oggi, convinti della bontà della proposta e dal fatto che la democrazia, sollecitata dai cambiamenti della società, si deve adeguare alle nuove aspettative della cittadinanza, ripresentiamo l’iniziativa elaborata volta ad inserire nella Costituzione il principio”, insistono, dopo aver ricordato i precedenti tentativi.

In alcuni Cantoni svizzeri qualcosa si è fatto: “a livello cantonale, i Cantoni di Giura e Neuchatel concedono il diritto di voto (non di elezione) agli stranieri. Nella Svizzera romanda, quattro cantoni concedono il diritto di voto e di eleggibilità a livello comunale, si tratta di Vaud, Friborgo, Neuchatel e Giura. Mentre nella Svizzera tedesca Basilea Città, i Grigioni e Appenzello Interno danno la possibilità ai comuni di concedere soltanto il diritto di voto agli stranieri (diritto passivo) e non l’eleggibilità (diritto attivo). Il Parlamento del Canton Zurigo ha invece votato ad inizio 2020 su tale ipotesi”.

“Riteniamo che la proposta sia un’estensione importante ed auspicabile del nostro sistema democratico”, proseguono, ricordando che “al 31.12.2018 il canton Ticino contava 353’343 cittadini, dei quali 100’788 stranieri. Essi rappresentano quindi più del 28% degli abitanti ticinesi. Di loro, 60'880 (il 17% del totale della popolazione) sono domiciliati, ossia stranieri in possesso di permesso C che abitano in Ticino da almeno 5 anni. Molte di queste persone sono stranieri nate e cresciute in Ticino, alcune delle quali presenti da più generazioni, ma che non hanno mai richiesto il passaporto rossocrociato. I motivi possono essere molti e sicuramente, in un periodo storico come quello attuale, nel quale moltissime persone sono in condizione economica precaria o difficoltosa, la spesa che comporta la richiesta di naturalizzazione è un importante deterrente”.

“Il livello comunale è quello più prossimo al cittadino e al territorio, riteniamo che permettere ai cittadini residenti stranieri di votare ed essere eletti nei consessi comunali potrebbe estendere il principio di democrazia, avvicinando molte persone alle istituzioni e promuovendone l’integrazione”, proseguono.

A loro avviso, “la possibilità di concedere il voto e l’eleggibilità a livello comunale potrebbe essere di aiuto soprattutto nelle realtà più piccole del nostro cantone, dove trovare persone che si mettono a disposizione per i consigli comunali è sempre più difficile. Le dirigenze dei partiti politici conoscono bene questa situazione. Quante volte si è chiesto a brillanti cittadini, magari punti di riferimento nel mondo civile e sul territorio, di mettersi a disposizione per il consiglio comunale, per poi scoprire con grande sorpresa che non sono cittadini svizzeri e, purtroppo, non hanno il diritto di contribuire?”.

Non si chiede un obbligo ma un diritto, precisano i deputati PS: “La nostra iniziativa tiene in grande considerazione l’aspetto relativo all’autonomia dei Comuni, siamo consapevoli che le realtà locali possono avere sensibilità diverse su questo tema ed è per questo motivo che si intende inserire la possibilità e non il diritto automatico, di conferire il diritto di voto e di eleggibilità a livello comunale”.
I requisiti? Ipoteticamente, 10 anni di residenza nel Comune

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