POLITICA
Adesso palla al Ticino. Chiesa e Carobbio: "Bene, ma continuiamo a sensibilizzare sulla nostra situazione"
Secondo i due Consiglieri agli Stati lo strappo che si stava creando tra Berna e Bellinzona ora può essere ricucito, dopo la decisione del Consiglio Federale. Ora bisognerà capire chi potrà aprire e chi no

BERNA – Il federalismo era a rischio? Marco chiesta è convinto che piuttosto si poteva avere “uno scollamento fra Berna e Bellinzona”, se il Consiglio Federale non avesse trovato una soluzione per l’eccezione ticinese dei cantieri chiusi.

“Si rischiava che da Berna non capissero la situazione. Ancora oggi in una conferenza coi colleghi della Svizzera Interna mi sono accorto che la nostra sensibilità è accresciuta, basta guardare i dati. Noi siamo al fronte e sono molto felice che quanto intrapreso dalla deputazione, dai medici e dalla popolazione sia arrivato con la giusta intensità”, ha spiegato alla RSI.

“Sono contento perché è un risultato economico importante per le nostre aziende, che potranno avere un aiuto”, ha concluso.

“Spero e penso che la decisione possa ricucire lo strappo. Dobbiamo comunque continuare a rendere attento il resto della Svizzera sulla gravità della nostra situazione. Abbiamo visto un Ticino unito e questo ha aiutato”, ha detto a sua volta Marina Carobbio. “Anch’io ho avuto contatti con la Svizzera Interna e ho visto sensibilità diversa tra cantoni: dove gli ammalati stanno aumentando l’attenzione al Ticino sta crescendo. Il nostro compito, mio e di Marco Chiesa, col Governo e il Medico Cantonale, è dire che noi siamo noi, che abbiamo bisogno di solidarietà e unità e che dobbiamo poter applicare misure più importanti per garantire la continuità del sistema sanitario”.

Adesso la palla passa al Consiglio di Stato ticinese, che dovrà determinare chi potrà tenere aperto (in teoria, chi riuscirà a garantire le distanze sociali). I vertici pare si stiano riunendo, poi bisognerà parlare probabilmente anche con padronato e sindacati.

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