POLITICA
Il 30 aprile Vitta e Fontana hanno scritto ai Ministri dell'economia per introdurre delle modifiche all'accordo fiscale
I due sono convinti che con quei cambiamenti (regime provvisorio in merito all'imposizione fiscale per gli attuali lavoratori, parte dei ristorni alla Lombardia, imposizione massima per la Svizzera del 70%) renderanno l'accordo "di mutuo vantaggio"

MILANO – Una nuova bufera su Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia. Nell’occhio del ciclone finisce una lettera scritta a quattro mani con Christian Vitta e indirizzata al Ministro dell’economia e delle finanze italiano e al suo omologo svizzero, Ueli Maurer.
I due politici desiderano che si arrivi a una, per dirla in modo colloquiale, sull’accordo fiscale parafato ormai nel lontano 2015 e mai firmato. Inseriscono tuttavia alcune modifiche. 

“Il passaggio alla piena imposizione dei lavoratori frontalieri italiani deve essere progressivo e tenere conto degli ammortizzatori che permetteranno una sostenibilità del nuovo carico fiscale per le famiglie dei frontalieri”: la richiesta dunque è “un regime che preveda un’applicazione immediata del nuovo accordo per i nuovi lavoratori frontalieri e un regime transitorio per gli attuali frontalieri”.

Un’altra volontà è che “almeno il 50% del gettito aggiuntivo generato dalla piena imposizione in Italia dei lavoratori frontalieri, al netto delle deduzioni previste dal governo italiano, viene conferito a Regione Lombardia”, la quale distribuirà i soldi ai comuni. Un po’ come dovrebbe avvenire coi ristorni, inviati direttamente a Roma. Su questo punto, Roma stessa dovrà fornire “una lista di feedback a favore dei Cantoni svizzeri che accerti quale è stata l’imposizione fiscale italiana per i singoli contribuenti inclusi nella lista trasmessa dai Cantoni svizzeri”, lista disponibile anche per i comuni di frontiera.

Inoltre, dati i costi per il Ticino per infrastrutture transfrontaliere e investimenti di loro interesse, “la quota di imposizione massima permessa alla Svizzera è del 70%”, da rivalutare, quando tutti i frontalieri saranno tassati in Italia, all’80%.

Per Vitta e Fontana queste modifiche renderebbero l’accordo “di mutuo vantaggio”.

Infuriati Alfieri e Braga, parlamentari democratici, secondo cui la lettera cerca di rendere meno attrattivo il lavoro in Ticino per i frontalieri, dando uno schiaffo ai comuni di confine in un momento difficile. “La prima cosa che lascia sgomenti è la data della lettera: 30 aprile 2020. Nel pieno della più grave emergenza sanitaria che abbia mai colpito la Lombardia e che sta stravolgendo l’economia di frontiera, il Presidente della Regione, al posto di mettere in campo misure per rilanciare i territori di confine, chiede subito un nuovo accordo fiscale sfavorevole per Comuni e frontalieri Fontana chiede che per i frontalieri sia applicato il nuove regime fiscale senza correggere le criticità che avevano portato i parlamentari del Partito Democratico a fermarlo, e chiede addirittura che sia applicato da subito e senza gradualità ai nuovi frontalieri”, scrivono in una nota. 

“Inoltre cerca di mettere mano sulla gestione dei ristorni chiedendo che almeno il 50% dell’extra gettito derivato dalla nuova tassazione sui frontalieri sia gestito da Regione Lombardia e non direttamente versato ai Comuni. Questa azione di Fontana e della Lega ci trova totalmente in disaccordo, nei tempi, nel metodo e nel merito. Non si possono tradire così i lavoratori e le comunità di frontiera ed è goffo il tentativo di Fontana di vendere questa lettera come il frutto di un percorso condiviso con sindacati e Sindaci. Ma più di ogni nostra parola vale la lettera che, purtroppo, si commenta da sola”, terminano. 

Arrabbiati anche i sindacati italiani.

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