POLITICA
"Braccia, non cittadini, padri, figli, amanti, amici". Sirica e Durisch contro il Governo che revoca i permessi gli stranieri
Il Tribunale Federale ha sconfessato il Consiglio di Stato sul caso di un 35enne bosniaco, "mettendo in luce una severità intollerabile". Chi ricorre agli aiuti sociali rischia ammonimenti e di dover lasciare il paese

BELLINZONA – Scendono in campo, per denunciare l’inasprimento della politica sugli stranieri, sempre più spesso ammoniti e poi anche espulsi se chiedono aiuti sociali, copresidente e capogruppo del PS. In un atto parlamentare congiunto, Fabrizio Sirica e Ivo Durisch partono da un caso specifico per ampliare il discorso, ritenendo che la diminuzione delle persone che chiedono l’assistenza sia dovuto anche al rischio di perdere il permesso di soggiorno.

“Dal 2016 ad oggi il numero di persone beneficiarie e il montante complessivo versato tramite gli assegni famigliari integrativi è drasticamente crollato. Questa diminuzione non è verosimilmente stata causata solo dai tagli del 2015 e del 2016, ma ci sono stati inasprimenti anche nel numero di ammonimenti inviati ai beneficiari”, scrivono i due. “Infatti da qualche anno stranieri residenti che richiedono aiuti sociali vengono ammoniti e avvisati che potrebbero vedersi revocato il permesso e quindi venir espulsi dalla Svizzera se non diventano finanziariamente autosufficienti. Inizialmente gli ammonimenti venivano inviati solo ai beneficiari di assistenza sociale possessori di permessi B. Infatti gli assegni famigliari integrativi non venivano considerati aiuti sociale, ma aiuti di politica famigliare. Poi si è cominciato a considerare aiuti sociali anche gli assegni di politica famigliare e infine si è continuato inviando ammonimenti ai detentori di permesso C. Fra i casi ammoniti ci sono persone nate e cresciute in Svizzera, persone a volte sposate con cittadine o cittadini svizzeri, persone con figlie o figli svizzeri”.

Un’evoluzione che non piace loro: “Riteniamo non accettabili questi inasprimenti soprattutto in una situazione del mercato del lavoro che getta nella precarietà sempre più famiglie. Queste famiglie dapprima vittime del mercato del lavoro, si vedono poi espulse dalla Svizzera”. 

Il caso da cui sono partiti nell'interrogazione è quello di “un 35enne cittadino bosniaco con permesso B, cui era stata revocato il permesso a causa della necessità di chiedere l’aiuto sociale. L’uomo viveva in Svizzera dal 1995 e nel 2011 era diventato padre di una bambina di cittadinanza svizzera, ma nonostante questa situazione personale, con una lunga permanenza in Ticino e addirittura una figlia, l’uomo era stato espulso”. Il Consiglio di Stato lo aveva espulso, il Tribunale Federale gli ha dato ragione, permettendogli di rimanere in Svizzera.

Per Sirica e Durisch, “la decisione del TF a nostro modo di vedere mette in luce quindi una severità intollerabile da parte del DI e del Consiglio di Stato, una situazione inaccettabile perché compromette in maniera decisiva la vita di persone che per anni hanno vissuto e lavorato in Svizzera. Un modo di fare che tratta le persone non come cittadini, padri, figli, amanti, amici, ma soltanto come braccia, che quando non sono più utili all’economia vengono espulse”.

E chiedono nella loro interrogazione:

"- Come valuta la sconfessione arrivata dal Tribunale Federale? Quali errori di valutazione ha fatto il Consiglio di Stato?

- Ha intenzione di cambiare prassi nella valutazione dei dossier a seguito di questa sentenza?

- Quanti ammonimenti sono stati inviati a beneficiari di assegni famigliari integrativi?

- Quanti ammonimenti sono stati inviati a beneficiari di assistenza.

- Quanti permessi sono stati revocati a beneficiari di assegni famigliari?

- Quanti permessi sono stati revocati a beneficiari di assistenza?

- Quanti nuclei famigliari hanno rinunciato agli assegni famigliari dopo aver ricevuto un ammonimento?

- Quanti nuclei famigliari hanno rinunciato all’assistenza dopo aver ricevuto un ammonimento?"

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