POLITICA
"No al lockdown. Governo, mantieni i nervi saldi come durante la prima ondata", l'UDC dice no alle chiusure
"Ci auguriamo che non subisca le pressioni della piazza – da chi non ha nulla da perdere - e non proceda con decisioni estreme o ridondanti". Una mozione desidera che lo stato di necessità sia approvato dal Gran Consiglio

BELLINZONA - "Nervi saldi ed equilibrio tra salute e economia": è ciò che chiede l'UDC, che al contrario dell'MPS che si era iscritto ieri, non vuole assolutamente un secondo lockdown.

"Il nostro partito condivide le attuali scelte governative di non chiudere le attività economiche ma di prendere delle misure puntuali per evitare troppi contagi e ospedalizzazioni, il tutto appellandosi alla responsabilità personale della popolazione. Bisognerebbe piuttosto
controllare che le disposizioni emanate siano rispettate, per questo invitiamo il Governo ad
eseguire puntuali controlli e sanzionare chi sgarra. Gli ultimi episodi di assembramenti 
dimostrano che non sono le misure a essere sbagliate, è piuttosto il non rispetto delle stesse
a fare difetto. Un maggior controllo da parte delle polizie cantonali e comunali è imperativo", si legge in una nota.

Anzi, chi chiede il lockdown viene attaccato: "Le attuali polemiche nei social media e il pressing sul governo da parte di chi ha il salario assicurato indipendentemente dal fatto che vi sia o meno un lockdown, non aiutano nessuno. L’economia non è un mostro pilotato da tre o quattro sadici rapaci contro il genere umano. Ma altro non è che l’insieme di persone in carne ed ossa che devono lavorare per vivere. Durante l’ultimo lockdown si è visto che ci sono state molte conseguenze nefaste su tante fasce della società, in particolare dei ceti medio bassi. Il lockdown non è oggi una soluzione!".

L'UDC loda l'operato del Governo durante la prima ondata, capace di mantenere, come richiesto, i nervi saldi e aver agito usando il lockdown come ultima ratio e rendendo il confinamento meno penalizzante possibile per l'economia.

"Ci auguriamo che anche con la seconda ondata, il Governo mantenga la stessa capacità di analisi e non subisca le pressioni della piazza – da chi non ha nulla da perdere - e non proceda con decisioni estreme o ridondanti. Decisioni ondivaghe, ambigue e peggio ancora rimangiate e modificate in continuazione, non farebbero altro che allentare la coscienza generale per la gravità del momento e rendere inefficaci gli interventi preventivi", prosegue.

E proprio perchè ritiene che "le misure drastiche anti-covid non devono essere decise
solo dal Governo, devono passare anche dal Parlamento. Noi chiediamo che lo Stato di
necessità governativo debba avere un limite temporale (dai 3 ai 6 mesi); il tempo giusto per
far fronte all’emergenza, passato il quale occorre un consenso parlamentare", ha chiesto in una mozione che "lo stato di necessità sia decretato solo con il consenso del Gran Consiglio".

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