SANITà
"Non si prescrivono i generici perchè medici e farmacisti guadagnano meno"
Ad attaccare il sistema è Curafutura, che sottolinea come la prescrizione dei biosimilari è ancora estremamente contenuta, anche se Swissmedic ha confermato l'intercambiabilità. "Per i professionisti meno margine"

BERNA - L'aumento della prescrizione dei generici è una delle strategie per abbassare i costi della salute per vari enti, ma al momento in Svizzera i numeri che le riguardano sono ancora poche. Per Curafutura, i medici scelgono altri farmaci più costosi per avere un maggior margine, nonostante Swissmedic affermi con certezza l'equivalenza a livello di effetti. i risparmi mancati sono di circa 100 milioni di franchi all’anno

"L’impiego di biosimilari resta contenuto e il numero di prescrizioni aumenta troppo lentamente. Questo non può essere spiegato da motivi medici, soprattutto nel caso di terapie iniziali, visto che Swissmedic ha confermato l’intercambiabilità dei biosimilari con i preparati originali corrispondenti. A causa dell’utilizzo tuttora contenuto dei biosimilari, anche nel 2023 i mancati risparmi si aggireranno attorno ai 100 milioni di franchi. La decisione del DFI della scorsa settimana di stralciare la modifica delle disposizioni sui margini di distribuzione per i medicamenti dalla revisione delle ordinanze OAM/OPre appare tanto più incomprensibile se si considera che tale modifica avrebbe eliminato gli incentivi negativi che ostacolano l’utilizzo dei biosimilari", si legge in una nota dell’associazione degli assicuratori-malattia che raggruppa CSS Assicurazione, Helsana, Sanitas e KPT.

"Nel giugno 2023, l’Istituto svizzero per gli agenti terapeutici Swissmedic ha confermato l’intercambiabilità dei biosimilari con i medicinali di riferimento. Questo significa che, con l’omologazione, Swissmedic conferma la possibilità di sostituire con biosimilari i medicinali originali corrispondenti. I biosimilari sono quindi altrettanto efficaci e sicuri dei preparati di riferimento, più costosi, e possono contribuire a contenere i costi della sanità poiché sono venduti a un prezzo significativamente inferiore rispetto ai medicinali di riferimento", prosegue il comunicato.

Ma gli aumenti sono ancora contenuti, ad esempio si parla di un 37% per l'adalimumab. Curafutura non ha dubbio sui motivi: "Uno dei principali motivi di questa dinamica è l’attuale sistema dei margini di distribuzione: oggi, in Svizzera, farmacisti e medici guadagnano di più se dispensano un farmaco più costoso. Questo incentivo negativo è un ostacolo a un impiego più diffuso dei biosimilari. L’elevato potenziale di risparmio offerto dai biosimilari resta inutilizzato. È quindi tanto più importante che l’incentivo negativo insito nell’attuale sistema dei margini di distribuzione venga eliminato quanto prima. Finché i biosimilari non verranno prescritti con maggiore frequenza, un enorme potenziale di risparmio rimarrà inutilizzato. Ogni anno si potrebbero infatti risparmiare circa 100 milioni di franchi. Il potenziale di risparmio continuerà a crescere fino al 2030: per numerosi farmaci biologici la scadenza della protezione brevettuale è imminente e i biosimilari sono in fase di sviluppo. L’ultimo arrivato sul mercato è il ranibizumab biosimilare, un principio attivo contro la degenerazione maculare. Complessivamente, entro il 2030 il potenziale di risparmio aggiuntivo potrebbe essere dell’ordine di un centinaio di milioni di franchi", è la previsione.

"La decisione del DFI di stralciare la modifica delle disposizioni sui margini di distribuzione per i medicamenti dalla revisione delle ordinanze OAM/OPre risulta incomprensibile, tanto più che disattende il mandato del Parlamento. E così i mancati risparmi andranno a scapito degli assicurati", termina. 
 

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