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Galfetti show a Matrioska: "A Chiasso la sindrome di Lampedusa". E sugli agenti accusati: "Confido che i giudici..."
L'avvocato: "Mi auguro che se uno o più poliziotti venissero condannati, il Municipio abbia il coraggio civico di non licenziarli”

MELIDE – L’avvocato Renzo Galfetti ha tirato fuori gli artigli ieri sera alla puntata di Matrioska dedicata al tema caldissimo dei migranti. Caldissimo, in Ticino, soprattutto a Chiasso, il suo Comune (CLICCA QUI PER VEDERE LA TRASMISSIONE).

Il penalista ha ribadito in entrata quanto aveva scritto giorni fa sul Corriere del Ticino a proposito del comunicato stampa con cui il Ministero pubblico ha informato sui provvedimenti emanati nei confronti di tre agenti della Comunale di Chiasso: un atto d’accusa e due decreti d’accusa per vie di fatto e abuso di autorità in relazione al fermo di un algerino avvenuto in gennaio a Balerna: “Comunicati di questo genere vengono intesi dalla popolazione come sentenze di condanna, e non è giusto”.

Insomma, secondo Galfetti l’informazione ufficiale avrebbe dovuto essere rimandata, attendendo l’esito definitivo dei procedimenti penali.

Per spiegare il sentimento di esasperazione degli agenti, l’avvocato ha fornito le cifre degli interventi della polizia comunale di Chiasso legati alla gestione di asilanti problematici: “84 nel 2020, 121 nel 2021, 282 nel 2022… E nei primi 6 mesi del 2023 sono stati 425, e si prevede che supereranno i mille entro la fine dell’anno. Il che significa che la polizia è costantemente impegnata su questo fronte con 6/8 agenti. A volte anche i pompieri sono coinvolti e anche le ambulanze, mettendo a rischio gli interventi di soccorso alla popolazione”.

Poi la stoccata finale: “A chiasso c’è la sindrome di Lampedusa, si ha l’impressione di essere l’agnello sacrificale di una politica sbagliata, soprattutto a livello federale, che sta mettendo la città in ginocchio. Gli interventi che ho citato costano sull’arco di un anno alla casse comunali più di due milioni di franchi, che nessuno rifonde al Comune e che i cittadini pagano. L’errore madornale è stato quello di pensare ‘alla bernese’ che bisognasse costruire centri di accoglienza più grandi possibili”.

Secondo Galfetti occorre procedere a una ridistribuzione degli asilanti in piccoli gruppi e sull’intero territorio: “Pensate che ci sono cantoni che non ospitano un solo rifugiato. A Chiasso, con 7'000 abitanti ne abbiamo 600. A Lugano, in proporzione sarebbero 6'000, a Bellinzona 4'000, a Locarno 3'500… È questo sul nostro territorio il problema, ed è un problema che si sta ingigantendo a dismisura. La solidarietà iniziamo a darcela tra di noi, in Ticino con una ridistribuzione più intelligenze dei rifugiati e a livello federale con una ripartizione meno discriminante. A Chiasso così non si può più continuare. Abbiamo una situazione di esasperazione”.

In chiusura di trasmissione Renzo Galfetti è tornato sul caso degli agenti oggetto del rinvio a giudizio e delle proposte di condanna firmate dal Ministero pubblico: “Confido moltissimo che i giudici che analizzeranno questi casi tengano conto della situazione di esasperazione in cui opera la polizia di Chiasso, e mi auguro che se uno o più agenti venissero condannati, il Municipio, che sta amministrando la città molto bene, abbia il coraggio civico di non licenziarli”. L’avvocato ha ricordato a questo proposito il caso di cui fu protagonista Decio Cavallini, condannato in relazione ai tafferugli scoppiati durante il famoso blocco del ponte diga di Melide, agli albori della Lega dei ticinesi – era il 1991 -. “Fu condannato, ma non licenziato dalla polizia cantonale, nella quale fece poi una brillante carriera”.

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