IL BLOG DI DON GIANFRANCO
Don Feliciani: la “religione civile” è una perversione della fede
Se il cristianesimo viene vissuto soltanto come cultura di un popolo, o segno di un'identità nazionale, la fede si affievolisce e si spegne

di Don Gianfranco Feliciani*

Tra le tante macerie che la guerra in Ucraina sta creando, ci sono anche quelle religiose. E se le sorti della partita politico-militare sono ancora tutte da decidere, di sicuro tra le Chiese una vittima c’è già: ed è il patriarca ortodosso di Mosca. La “Terza Roma” guidata dal patriarca Kirill, infatti, ha finito per “arruolarsi” tra le fila dei sostenitori di Vladimir Putin e della sua aggressione armata contro Kiev. Tutti ci chiediamo sconcertati come ciò sia stato possibile!

Insomma, la fede è il Bene più grande, ma come tutti i beni anche la fede, se costantemente non si rigenera a quella Fonte che è Gesù Cristo e il suo Vangelo, può corrompersi, magari dentro scelte effettuate con le migliori intenzioni. Quando la fede sempre più viene ridotta a delle nozioni astratte, a un ritualismo sentimentale o a un moralismo disincarnato, prima o poi si affievolisce e si spegne, o tutt’al più sopravvive, magari anche con una certa visibilità, ma inevitabilmente condizionata e stravolta dal clima culturale dominante.

Il cristianesimo è declinato così in una sorta di ideologia, di folklore, di costume, o peggio, di “religione civile”. Per “religione civile” si intende un cristianesimo visto massimamente come cultura di un popolo, registrato come segno di una identità nazionale. E può accadere, quindi, che da parte dei credenti, magari in nome di un moderno fervore apostolico che vuol “farsi tutto a tutti”, si finisca per ridurre la fede a mera proclamazione di valori etici universali, nella ricerca di un riconoscimento del ruolo “utile” della Chiesa per la società. Di contro, politici e intellettuali, sovente estranei alla vita cristiana, sempre più chiedono alla Chiesa di poter disporre dei cosiddetti valori cristiani cui attingere, al fine di mantenere in buona salute una società sempre più bisognosa di ordine e di unità.

E così la Chiesa rischia di essere ridotta a una potente lobby etico-sociale, al servizio del potente di turno. Benito Mussolini, che aveva ben compreso il perverso meccanismo, non esitava a ripetere: “Io mi sento cattolico, ma non mi sento cristiano”... Dentro questo dolce asservimento la Chiesa è applaudita e ricompensata, ma la comunità dei discepoli di Gesù, identificata sempre più con la realtà del mondo, diviene ahimè incapace di una Parola profetica forte e libera. Cedere a questa tentazione significa svuotare la potenza della Croce e tradire la verità del Vangelo!

 

*Arciprete di Chiasso

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