IL BLOG DI DON GIANFRANCO
Don Feliciani: "Possiamo ancora sperare?"
Dobbiamo scegliere tra l'autodistruzione o la sopravvivenza affidandoci a un Ordine superiore.

Di Don Gianfranco Feliciani *

Prima la pandemia e adesso la guerra in Ucraina, con il fantasma dell’arma atomica… Fino a qualche decennio fa la nostra fantasia, accesa dalle scoperte meravigliose della scienza e della tecnica, poteva ancora sperare nel mito del progresso infinito, ma ora la nostra fantasia, scossa dalla possibilità di una guerra atomica, ha perso definitivamente quel genere di speranza, mentre appare sempre più concentrata sulla rappresentazione di una catastrofe finale che ci estinguerà tutti. E c’è chi, sopraffatto dallo smarrimento e dal senso di impotenza, confessa che, visto come sta andando il mondo, avrebbe addirittura preferito non nascere.

Effettivamente, dopo Hiroshima e Nagasaki, la speranza che ancora può dimorare nel cuore dell’uomo non può più essere quella di prima, ma per forza di cose dovrà cambiare natura. La speranza di prima era umana, ora dovrà diventare super-umana… Prima del fuoco nucleare, l’umanità credeva nel progresso infinito; ora siamo di fronte a un bivio in cui dobbiamo scegliere tra sparire – a motivo della stupidità dell’uomo che continuando ad adorare se stesso rischia di autodistruggersi – o sopravvivere dentro l’apertura e l’affidamento a un Ordine superiore. Solo una Speranza trascendente alimentata dalla fede potrà permettere all’uomo di superare lo scoglio della nostra civiltà.

Penso alle parole di papa Giovanni XXIII all’inaugurazione del Concilio Vaticano II, l’11 ottobre 1962: “Ci feriscono l’orecchio suggestioni di persone che nei tempi moderni non vedono che prevaricazione e rovina… A noi sembra di dover dissentire da questi profeti di sventura, che annunciano eventi sempre infausti, quasi che incombesse la fine del mondo. Nel presente momento storico, la Provvidenza ci sta conducendo ad un nuovo ordine di rapporti umani, che si volgono verso il compimento di disegni superiori e inattesi; e tutto, anche le umane avversità, dispone per il maggior bene della Chiesa”. Qualche giorno dopo questo discorso ci fu la crisi di Cuba e l’umanità si trovò ad un soffio dalla guerra atomica. Papa Giovanni inviò un messaggio personale a Kennedy e a Krusciov, invitandoli a porre fine al pericolosissimo braccio di ferro militare e a ricercare la via della pace. Venne ascoltato. La fede e la bontà di papa Giovanni, come dice il Vangelo, riuscirono a spostare le montagne…

* Arciprete di Chiasso

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