ELEZIONI FEDERALI 2019
Ferrara contro Scacchi. "Come si permette a definirmi di destra? Il cambiamento di orizzonte politico è suo, non del PLR"
L'ex sindaco di Locarno ha detto che voterà la lista a sinistra. E la candidata chiede:Dove si sarebbero manifestate le tracce politiche dello spostamento a destra nella politica fiscale, scolastica, energetica, ambientale?"

BELLINZONA – Natalia Ferrara non ci sta ad essere definita di destra. E contrattacca, dopo quanto scritto ieri da Diego Scacchi su La Regione. L’ex sindaco di Locarno aveva detto di aver deciso di votare per la coalizione di sinistra, che sarebbe “la sola che proponga un vero mutamento nella società, e che tenga conto dell’impoverimento personale e familiare avvenuto negli scorsi anni, non da ultimo nel ceto medio”, mentre il PLR negli ultimi anni avrebbe subot una svolta a destra, di cui la congiunzione col PPD è la conseguenza.

“Diego Scacchi ha annunciato che intende votare la lista allargata di sinistra alle prossime elezioni federali. Mi spiace, ma è ovviamente libero di farlo. Sarebbe però stato meglio se avesse rivendicato il suo cambiamento di orizzonte politico invece di pretendere che ad essere mutato sia quello del PLR”, scrive la deputata e candidata al Consiglio Nazionale. “Siamo infatti davanti a una sorta di scomunica laica, pronunciata con bella indifferenza verso la realtà politica del PLR e accompagnata da una benedizione dell’alleanza tra PS, Verdi e Sinistra alternativa”.

Ma cosa è di destra nel PLR, secondo Scacchi, si chiede Ferrara? Glielo domanda nella sua replica, sempre attraverso le colonne de La Regione. “Di cosa stiamo parlando e di chi? Su quella lista ci sono anche io e vorrei chiedere a Scacchi in nome di cosa si permetta di classificarmi di destra. Perché difendo i dipendenti delle banche? Perché mi batto per la parità salariale tra uomini e donne e contro ogni maschilismo, populismo, sessismo e intimidazione verbale in politica? Perché vengo attaccata da anni siccome ho anche il passaporto dei miei genitori italiani e sarei quindi una “svizzera di carta” che disturba i patrioti veri?”

“Ma tutto questo non è la cosa più importante, e neppure è centrale che Scacchi non dica (perché non ci sono e non può quindi menzionarle) quali sarebbero le tracce politiche concrete del “deciso spostamento a destra” del PLR ticinese. Dove si sarebbero manifestate, nella politica fiscale, scolastica, energetica, ambientale? Il peggio però è a mio parere altrove e risiede in una sistematica sovrapposizione del piano della nostalgia con quello della prospettiva. Davvero pensa Scacchi che il vero problema odierno della cultura politica liberale (e di chi la difende nelle istituzioni) siano la destra o la sinistra nel senso tradizionale del termine, come, per semplificare, è stato il caso fino alla caduta del muro di Berlino? Non sono forse oggi i populismi, i sovranismi, i nazionalismi, gli scandalismi e i moralismi i veri e possenti nemici del liberalismo, in ogni sua sensibilità, economicista o sociale che sia?”, prosegue.

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