ELEZIONI FEDERALI 2019
Scacchi vira a... sinistra. "Il PLR ha subito un cambio di rotta e ha perso i suoi valori"
'Tradimento' eccellente per i liberali. "Per un democratico che creda nel necessario progresso del suo paese è importante appoggiare la coalizione di sinistra. Il PLR ha svoltato a destra e la congiunzione lo dimostra"

LOCARNO - Diego Scacchi si schiera con la coalizione di sinistra. L’ex sindaco PLR di Locarno, in vista dell’elezioni federali, annuncia il suo sostegno, sia per il Nazionale che per gli Stati, all’alleanza composta da PS e Verdi e Sinistra alternativa.

Una mossa, quella di Scacchi, sorprendente fino a un certo punto poiché, già durante le scorse elezioni cantonali, si era battuto per la conferma di Manuele Bertoli in Governo, opponendosi de facto alle ambizioni del suo (ex?) partito che mirava proprio al seggio socialista per raddoppiare.

Sia come sia, Scacchi è stato senza dubbio una delle figure di spicco dell’area radicale del PLR. E il suo endorsment a favore della coalizione di sinistra, rappresenta un segnale politico importante.

L’ex sindaco di Locarno ha scelto La Regione, per esporre le ragioni della sua scelta. In un lungo articolo pubblicato stamane, Scacchi etichetta innanzitutto i tre schieramenti in campo: Lega e UDC sono “l’estrema destra”, PPD e PLR la “destra moderata”, mentre PS-Verdi-Sinistra Alternativa sono, per l’appunto, la sinistra.

Secondo l’esponente radicale la coalizione di sinistra è “la sola che proponga un vero mutamento nella società, e che tenga conto dell’impoverimento personale e familiare avvenuto negli scorsi anni, non da ultimo nel ceto medio. Da qui la proposta, da parte della sinistra, di significative riforme atte a porre rimedio, nella misura del possibile, alle ingiustizie sociali che caratterizzano la nostra vita collettiva, valorizzando il ruolo dello Stato e del servizio pubblico. Un indirizzo importante non solo a livello federale, ma anche in ottica cantonale”.

“Da questo quadro", aggiunge Scacchi "emerge un compito importante per un democratico che creda nel necessario progresso del suo Paese: appoggiare la coalizione di sinistra, per un mutamento di orizzonti nella nostra realtà troppo legata a concezioni mediocri, ad atteggiamenti di piccolo cabotaggio, a scarse visioni di interesse collettivo. In particolare, due concreti obiettivi si impongono: per il Consiglio nazionale la conquista di un secondo seggio ticinese al PS (o a un partito ad esso alleato); per il Consiglio degli Stati l’elezione di Marina Carobbio (che, con tutto il rispetto per una candidatura valida come quella di Greta Gysin, che forma il ‘duo’ di sinistra), ha sicuramente un’esperienza politica e parlamentare di prim’ordine, e una personalità di primo piano”.

Poi l’ex sindaco di Locarno “randella” il PLR per la scelta di allearsi con il PPD: “Il partito che negli ultimi anni ha subito un cambio di rotta che ha mutato la sua collocazione nel contesto delle formazioni politiche ticinesi. In particolare, la terza lettera della sua sigla non ha (quasi) più un significato reale, poiché di ‘radicale’ questo partito ha solo una qualche pallida ombra. Da cui il suo deciso spostamento a destra, con la perdita di valori che ne hanno contrassegnato la storia, primo fra tutti la laicità. La decisione di congiungere la lista per il Consiglio nazionale con il PPD, abbinata alla ‘coalizione’ fra i candidati dei due partiti per il Consiglio degli Stati, presa a larga maggioranza dal Comitato cantonale, non è altro che la logica conseguenza della svolta a destra del partito”.

“Questa scelta", prosegue Scacchi nella sa disamina sulla Regione "è ovviamente, in primo luogo, la sconfessione della laicità da parte del PLRT, del resto già abbondantemente anticipata, segnatamente in occasione della raccolta per le firme sull’iniziativa per la separazione fra Stato e Chiese, snobbata e anche intralciata dalla dirigenza PLRT".

Infine, la stoccata al ticket per gli Stati composta da Filippo Lombardi e Giovanni Merlini: “Frutto di questa impostazione del PLRT è la lista per il Nazionale, chiaramente di destra, dove di radicale non c’è nulla, come pure il cosiddetto ticket per gli Stati, con Filippo Lombardi e Giovanni Merlini. (.)… Un ticket caratterizzato dall’ingombrante presenza del ‘senatore’ pipidino di lunghissimo corso, affiancato dall’ex presidente del PlRT, ben diverso da quello che aveva, nella sua carica, difeso con merito quei valori che ancora contavano per questo partito. La svolta liberale giustifica ulteriormente la scelta di privilegiare per le elezioni federali (con indubbio influsso sulla politica cantonale) lo schieramento di sinistra. È auspicabile che anche gli elettori di un partito che ha perso la sua vitalità, e con essa anche la sensibilità ai problemi di giustizia sociale, cambino strada, e si orientino per una scelta che corrisponda più compiutamente a quanto, ancora in un recente passato, erano le loro aspettative. Si abbandoni la politica delle piccole cose e delle vedute miopi, per aprirsi a valutazioni più attente al futuro del Paese”.

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