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Ferrara mette i puntini sulle i: "La RSI parla al mondo ma il mondo non può parlare alla RSI?"
“Una posizione che offende la RSI, considerata incapace di garantire la libertà dei suoi collaboratori, attribuisce alla CORSI intenzioni che né ha né deve avere": la liberale torna sulla polemica. "Chi critica fa comunque parte di un partito"

BESSO – Il documento programmatico della CORSI, che alla fine non è stato discusso più di tanto durante l’assemblea di sabato, dove la parte del leone l’hanno fatta le elezioni, ha scatenato polemiche. In molti hanno affermato che si volesse andare verso un controllo della RSI, con le nomine e i programmi da mettere sotto la propria ala.

Non è d’accordo Natalia Ferrara, che lo ha detto sabato e lo ribadisce con un articolo pubblicato da La Regione. “La Costituzione federale e la Legge sulla radiotelevisione garantiscono la libertà dei media e della radiotelevisione: da chiunque e quindi anche dalla Corsi. La SSSR, sempre per legge, è tenuta a fornire un servizio di pubblica utilità e a garantire, nella sua organizzazione, la rappresentanza del pubblico. Quale ingerenza, dunque? Affermare che permettere alla Corsi di svolgere meglio i suoi compiti di rappresentanza del pubblico equivale a limitare la RSI e/o i suoi programmi, significa non capire la differenza fra esprimere un'opinione sul servizio pubblico e limitarne la libertà”, spiega. 

“Una posizione che offende la RSI, considerata incapace di garantire la libertà dei suoi collaboratori, attribuisce alla CORSI intenzioni che né ha né deve avere, e che, in definitiva, vuole impedire un dibattito trasparente e democratico sull'offerta del servizio pubblico, lasciando la discussione agli addetti ai lavori e ai loro "amici", prosegue.

I partiti? Normale che ci siano, per Ferrara. “Chi rimprovera alla CORSIdi essere "partitocratica" è quasi sempre, a sua volta, legato a questo o quel partito”.

“La RSI parla del mondo, eppure, secondo mirabolanti opinioni, il mondo non può parlare della RSI. I giornalisti del servizio pubblico si occupano, ad esempio, dell'attualità politica, economica e sanitaria. Non sono politici, economisti o medici. I giornalisti entrano nelle aule penali e raccontano la cronaca giudiziaria, senza essere avvocati né giudici. La possibilità di discutere dei programmi, pubblicamente, è una delle forme del loro controllo esterno di qualità. Anche in questo modo, la CORSI difende dunque la qualità del servizio pubblico. Gli amici - quelli veri - ti dicono come credono che stiano le cose, non che hai sempre ragione” precisa

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