OLTRE L'ECONOMIA
Martinetti e i sindacati: "hanno un ruolo sempre più importante. Il dialogo è fondamentale"
Il presidente della Camera di Commercio spiega come su alcuni temi le visioni non collimano: "Per noi è flessibilità, per loro precarietà". Scolari: "Coinvolgete di più i lavoratori nell'andamento aziendale"

BELLINZONA – Nella terza puntata delle interviste al Presidente Cc-Ti Glauco Martinetti, condotte da Caritas Ticino, si parla dell’importanza dell’apertura al colloquio costruttivo tra le parti sociali. Giunti alla terza puntata delle interviste effettuate da Caritas Ticino, alle quali ha partecipato il Presidente Cc-Ti, Glauco Martinetti, insieme a Giovanni Scolari del sindacato OCST, si parla dell’importanza di una visione condivisa del territorio e della società fra gli attori coinvolti (economia e partner sociali in questo caso).

La rilevanza dell’intesa tra i diversi protagonisti del mondo del lavoro è cosa nota. Imprenditori, sindacati, lavoratori e Stato: sono questi i mondi e gli interessi che devono collimare in un dialogo che, se gestito con responsabilità dai vari partner, consente il raggiungimento di un bene comune più equo e duraturo.

Tra i differenti spunti è anche emerso come in Svizzera il colloquio e l’apertura fra gli attori sociali rappresenti una delle forze di un sistema che è stabile e genera benessere per tutti; poiché si collabora per la gestione di un progetto con una visione concertata.

“Rispetto la controparte sociale, l’obiettivo è voler migliorare la vita del nostro territorio. Ci sono temi su cui vediamo la flessibilità, per esempio, loro la precarietà: dovremo trovare un punto di consenso. Noi siamo inseriti in un mondo globale, dobbiamo capire che il benessere del paese passerà tramite concessioni”, comincia Martinetti.

Scolari spiega che “quel che ci fa paura è un datore di lavoro che, vivendo poco la realtà locale e provenendo da paesi esterni, non ha un attaccamento ai valori, ed è difficile creare un partenariato, perché vogliono guadagnare nel più breve tempo possibile e poi magari andarsene”. 

Il presidente della Cc vede un buon rapporto coi sindacati. “Discutere fino alla fine e trovare un consenso elvetico è sempre stata una forza della nostra imprenditoria e dei sindacati, che hanno un ruolo importante in una realtà sempre più importante”. E sottolinea ancora la necessità di aprirsi al mondo.

Scolari mette l’accento sul dialogo, “i problemi che si manifestano nella realtà quotidiana si risolvono col dialogo. A volte troviamo forze chiuse e bisogna alzare la voce o addirittura ci rimane solo la possibilità di aprire cause giudiziarie contro aziende che non applicano le condizioni minime”.

“Non vogliamo che si prenda un cattivo esempio e lo si generalizzi”, specifica però Martinetti, facendo notare come l’imprenditore sappia benissimo come “i collaboratori sono risorse preziose, pensiamo alla base manifatturiera del nostro Cantone”.

Per i sindacalisti, addirittura i lavoratori vorrebbero essere maggiormente integrati nella realtà aziendale, “spesso però non ci riescono. Potenzialmente, per far sì che il lavoratore abbia una valenza diversa, andrebbe fatta una valutazione su un azionariato, con lui che possa essere partecipe delle vicende positive di un’azienda e ricevere anche una partecipazione”. A suo avviso si è sempre meno solidali e prevale una logica individualista per quanto concerne i lavoratori. “Il bene proprio prevale su quello collettivo”, sospira, “ma nelle situazioni di disagio vorrebbero la solidarietà degli altri, senza averla data prima”.

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