CRONACA
"È come applicare la legge sui superalcolici alla panache analcolica o Via Sicura a una gara di tricicli. Oltretutto, la canapa garantisce posti di lavoro..."
Sinue Bernasconi, Fabrizio Sirica e Fabio Käppeli del CIRCA si scagliano contro i divieti di alcuni comuni al commercio della canapa light. "Che, oltretutto, non è uno stupefacente. In Ticino ci sono pressioni morali e ottusità. Ci rivolgiamo a COMCO e politica"
CRONACA

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BELLINZONA  - Alcuni comuni ticinesi hanno dichiarato guerra alla canapa light, vietando la sua vendita in determinati luoghi o addirittura in tutto l’abitato. Quest’ultimo è il caso di Balerna, mentre a Chiasso, Minusio e prossimamente a Lugano il divieto riguarda posti frequentati da giovani ma anche chiese e istituti per anziani.

Chi da tempo si batte per la legalizzazione della canapa tout court non ci sta. “Applicare la Legge cantonale Lcan alla canapa light è come applicare la legislazione riguardante le bevande spiritose (superalcolici) alla panaché analcolica; o – se preferite – Via Sicura a una gara in triciclo tra bambini”, scrivono in una nota, in rappresentanza del CIRCA, Sinue Bernasconi, Fabrizio Sirica e Fabio Käppeli.

Perchè? Semplice: la legge è federale e viene applicata dai comuni, inoltre riguarda le sostanze stupefacenti, e la canapa light non lo è.  “Questo “bando sulla light” è una sorta di cancello messo lì – solo – in mezzo a una prateria. In Ticino, la pressione morale e l’ottusità raggiungono livelli talmente elevati che alcuni Comuni, in barba al diritto federale, osteggiano qualsiasi attività legata alla pianta a cinque punte. Anche se legale. Anche se la ricerca ha permesso di selezionare varietà di canapa pressoché prive della loro componente psicotropa, il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), potenziandone al contempo il contenuto di un “cannabinoide buono”, il cannabidiolo (CBD), con comprovate proprietà rilassanti, antibatteriche, antinfiammatorie, analgesiche, antipsicotiche e antiepilettiche”, proseguono.

Oltretutto, per legge è possibile farlo? “Non ne sono convinti né il Consiglio di Stato, né la Commissione della concorrenza (COMCO). Il primo, rispondendo all’interrogazione – dal sapore di economia pianificata – dell’ultraproibizionista Galusero, che sogna una Piana di Magadino in cui gli agricoltori siano obbligati dallo Stato a coltivare soltanto i suoi ortaggi preferiti (per la cronaca: melanzane e pomodori), ritiene che “sia suo imprescindibile compito tutelare il diritto fondamentale alla libertà economica, sancito dalla Costituzione federale. La seconda, evidenzia invece che le ordinanze municipali sono in contrasto col diritto federale superiore, nella fattispecie con la Legge federale sul mercato interno (LMI), la quale “garantisce a ogni persona con domicilio o sede in Svizzera l’accesso libero e non discriminato al mercato al fine di esercitare su tutto il territorio della Confederazione un’attività lucrativa”.

Per i tre, non è coerente, in un periodo di crisi, rinunciare a un mercato che potenzialmente potrebbe garantire 1’600 posti di lavoro (diretti e indiretti) e incamerare sino a 30 milioni di franchi annui (contributi sociali e gettito fiscale).

Dunque, si rivolgono alla politica, chiedendo più chiarezza, alla COMCO per “prendere posizione sul “bando della canapa light” che si sta diffondendo a macchia d’olio nel nostro Cantone, difendendo la libertà economica e un accesso libero e non discriminato al mercato della canapa light su tutto il territorio nazionale” e a Consiglio di Stato e Gran Consiglio, soprattutto ai membri “che credono nella libertà, nella scienza e nel pragmatismo, ad applicarsi affinché l’anacronistica Lcan sia abrogata, o quantomeno adeguata al contesto attuale e alla legislazione federale”.

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