CRONACA
"La rapidità con cui abbandonano il mercato elvetico lascia spazio a dubbi". Sipario su OVS, UNIA attacca. Ma le filiali potrebbe trovare acquirenti
Presto verranno inviate le lettere di licenziamento a 1'150 dipendenti, una quarantina in Ticino, "uno dei peggiori casi di licenziamento collettivo". Però ci sarebbe qualche spiraglio, perché altri negozi si sarebbero detti disponibili a assumere parte del personale. Intanto si resta aperti
CRONACA

La crisi di OVS, "credo che si chiuderà. Alla gente non piaceva che la ditta fosse italiana. Ma ci hanno sempre trattato bene, e tutti si sono impegnati, capi compresi"

03 GIUGNO 2018
CRONACA

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Caos OVS, 45 persone rischiano il posto di lavoro. UNIA denuncia, "hanno fatto ammalare dei collaboratori". I commessi, "non sappiamo cosa accadrà"

31 MAGGIO 2018
CRONACA

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BELLINZONA – Game over, definitivo, anche se probabilmente si resterà aperti sino a esaurimento scorte, dato che in ogni caso bisogna rispettare i tempi per i licenziamenti del personale. Già da un paio di settimane in molti negozi OVS c’è liquidazione totale, con forti sconti per vendere ciò che ancora rimane. 140 negozi, di cui 7 in Ticino, chiudono. Le persone senza lavoro saranno 1'150, nel nostro Cantone una quarantina.

Poco tempo fa, quando era scoppiato il bubbone, una commessa ci aveva parlato di una situazione che stava via via peggiorando, con meno gente, a cui, ipotizzava, non era piaciuto il fatto che la catena fosse ormai italiana. Contrariamente a quanto denunciato dai sindacati, aveva difeso i datori di lavoro, specificando come tutti avevano fatto il massimo per non crollare.

Inutile: troppo poco fatturato, e dopo nemmeno due anni dall’acquisizione da Vögele, sipario. “Gli atti irresponsabili del gigante della moda OVS hanno condotto a uno dei più grandi licenziamenti collettivi del commercio al dettaglio”, attacca ancora UNIA.

Giangiorgio Gargantini ha spiegato a La Regione come le lettere di licenziamento saranno inviate in questi giorni, da qui a fine mese. Non essendoci un contratto collettivo, non vi è l’obbligo di istituire un piano sociale (oltretutto, è in corso una moratoria concordataria), anche se il sindacato invoca di incontrare i vertici. “La velocità con cui hanno abbandonato il mercato elvetico lascia spazio a qualche perplessità”.

Quel che parrebbe esserci di positivo è che alcune filiali, almeno pensando alle ticinesi, potrebbero trovare acquirenti, nel periodo in un cui resteranno ancora aperte. E a livello svizzero altri negozi nell’ambito si sono detti disponibili ad assumere parte del personale: una tenue schiarita, una timida luce in fondo al tunnel.

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