CRONACA
"Morbosamente attaccati alle indennità". Niente causa ai Ministri, ma la parità rinvia tutto
Pronzini ha attaccato ancora, "non voto i due rapporti, è una sceneggiata". I suoi colleghi (con la Lega che vota sì) dicono no alla causa, il voto di entrata in materia sul rapporto di maggioranza finisce pari

BELLINZONA – Sono state giornate lunghissime per i membri del Gran Consiglio. Per approvare il Preventivo, con il sì a due emendamenti (sui sussidi per le casse malati e al potenziamento dell’ufficio dell’ispettorato del lavoro), ci sono volute 12 ore distribuite tra ieri e oggi, poi si è passati al tema emotivamente più sentito, quello dei rimborsi. E dopo altre tre ore, la questione è risolta solo parzialmente.

Non si intenterà una causa contro il Governo, che in realtà sarebbe stata, come ben ha spiegato Fabio Bacchetta Cattori, contro ogni singolo Consigliere di Stato. A scrutinio segreto, lo hanno deciso in 38, con 26 voti a favore della causa: la Lega a sorpresa si è schierata con l’MPS.

Matteo Pronzini è stato durissimo, come sempre, nel suo intervento iniziale. “Se i Consiglieri di Stato si fossero scusati non saremmo qui. Ma sono attaccati morbosamente all’indennità e anche alle pensioni illegali, con un atteggiamento che non si addice al loro ruolo, e obbliga tutti a fare una brutta figura. Ai salariati non danno un rimborso spese, qui parliamo di persone che hanno incassato soldi che non spettavano loro. Dovevano fare il gesto e ridare quanto dovuto. Il tutto è nato da qualcosa che ho chiesto in merito ai rimborsi, l’atteggiamento arrogante del Governo, che non ci considera alla sua altezza, ha fatto sì che mi venissero dette due cose non corrette, da lì si è aperto il vaso di Pandora”, ha detto. E si è anche dato un perché nessuno abbia detto niente. “Chi ha gestito il tema sono i parlamentari pezzi da 90, che studiano da Ministri, dunque perché star li a cambiare qualcosa, non si ammazza la gallina dalle uova d’oro? Oltretutto qualche anno fa si sono votati cospicui aumenti per i partiti”. 

E non si è schierato in merito ai due rapporti. “Entrambi dicono ai Consiglieri di Stato, col cappello in mano di dare qualcosa per metter via la questione. Non parteciperò a questa sceneggiata per rispetto di chi è fuori da quest’aula e perché fra dieci anni mio figlio mi potrà chiedere perché mi sono prestato a questa pagliacciata. L’unica cosa possibile è chiedere la restituzione in Procura, altrimenti è una sceneggiata”.

Alla restituzione, appunto, i suoi colleghi hanno detto no. I due rapporti sul tavolo erano quello di maggioranza di Bacchetta Cattori che chiedeva la restituzione di quanto percepito da luglio 2018, e quello di minoranza di Bang, che chiedeva di rimborsare gli ultimi 5 anni di indennità per il telefono, più i due mesi di stipendio versati a fine mandato.

Al momento del voto, dopo ancora accese discussioni e interventi infuocati dei rappresentanti dei partiti, l’entrata in materia è finita clamorosamente con 29 sì, 29 no e un astenuto. 

Dunque, tutto rinviato: la seduta notturna non era stata convocata e l’Ufficio Presidenziale non l’ha richiesta in extremis. Si riprenderà nel 2019.

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