CRONACA
"Voglio solo essere lasciata in pace. Quando venne sul lavoro ebbi paura". Il calvario di una giovane frontaliera
L'ex fidanzato non si rassegnava alla fine della loro relazione e le ha fatto stalking. Proprio perchè lei lavora in Ticino, è stato arrestato: e in un giorno simbolico, l'8 marzo. "Dico di denunciare sempre. Questo non è amore"

VARESE – “Le storie nascono e muoiono, si deve avere la possibilità di lasciare qualcuno, la vita è fatta anche di queste cose”. A raccontarci, con voce accorata, la sua vicenda è una giovane donna varesina, che lavora in Svizzera. Il suo incubo, per più di un anno, si è chiamato stalking, col suo ex fidanzato che non si rassegnava alla fine della loro relazione.

Ora lui è ai domiciliari. “La misura cautelativa di star lontano da me in Svizzera, dove io lavoro, non valeva, non essendo la Svizzera nell’UE, per cui gli sono stati imposti i domiciliari. Ma fino a quando? Io ora posso uscire e riprendere la mia vita, sono al sicuro, però non so cosa succederà”, ci confida.

La sua storia comincia come tante. “Siamo stati insieme un anno e un mese. Ci siamo conosciuti, in Italia, sul posto di lavoro. Il mio contratto a termine non è stato trasformato in assunzione, ho trovato un nuovo posto in Ticino. Fra noi è nato tutto in fretta”. Purtroppo la madre di lui se ne va in due settimane dopo un mese dall’inizio della storia. “Abbiamo scoperto assieme la malattia di lei”. Però la relazione andava bene, lei non ha notato niente di strano in lui. Si mettono insieme a dicembre 2017, a marzo vanno a convivere.

Ma poi… “I conti in casa non quadravano. A settembre mi ha confessato di avere dei debiti alti, risalenti al suo passato. Ho provato a far di tutto, presso un avvocato, per aiutarlo, però non riuscivo a perdonargli la bugia. Ho iniziato a pormi della domande su di noi, avevo tanti dubbi. L’ho lasciato a gennaio 2018 ed è partito il mio calvario”.

Lui invia dei messaggi diffamatori ai parenti di lei, scrivendo cosa facevano a livello sessuale. “Un colpo al cuore pesante. Credimi, una cosa molto brutta. Nonostante ciò, ha provato a farsi perdonare”. Il ragazzo inizia a scrivere lettere, a mandarle a casa di lei, dei genitori, lascia fiori e cartelloni sulla via, anche sulle auto dei vicini di casa, a scrivere alle amiche. “Era diventato un incubo, una persecuzione. Conosceva i miei orari di lavoro. Quando per esigenze lavorative ho dovuto fare un mese di lavoro notturno. Non vedendo più la mia auto, si è addirittura intrufolato nel mio posto di lavoro, inviando lettere”.

Non si rassegna e contatta l’ufficio del personale, chiedendo di parlare con lei, da agosto a ottobre, quando viene chiamata. “Mi hanno detto che pensavano fosse un uomo innamorato, non gli hanno mai risposto ma hanno cominciato a preoccuparsi, non era un innamoramento bensì una fissazione. Mi è stato chiesto di risolvere la situazione: volevano che non succedesse più, che però in Questura non dicessi che era stato lì. In quel momento ho avuto paura, di lui e di perdere tutto, compreso il lavoro”.

In Questura lei ci andava tutti i giorni. “Dicevano che dovevano partire le indagini, lui non smetteva. Mi sono rivolta a un avvocato, senza mettere di mezzo l’azienda. Abbiamo ottenuto un ammonimento, senza risultati: mi seguiva ovunque. Poi è arrivato il divieto assoluto di avvicinarsi a me. Non è cambiato nulla…”

Il caso vuole che il divieto arrivasse il giorno di San Valentino. Poi, l’8 marzo, giorno della donna, “chissà per quale regalo divino”, per lui arrivano i domiciliari. “Non ha mai avuto atti violenti nei miei confronti, va detto. Tutto questo non è amore, l’amore non è tormento. Un’ossessione è pericolosa. Chi ti segue per un anno e mezzo è considerato pericoloso”, ci dice con emozione.

“Non dormo ancora la notte, mi sento controllata, spiata. Non me lo dimenticherò mai. La rabbia iniziale è diventata paura, che mi facesse qualcosa, che non fossi più libera di fare nulla. Mi sentivo costantemente osservata e seguita”, racconta la giovane. Il tutto è stato pesante anche per la sua famiglia. “Sono sempre chiusa in casa, oggi sono uscita, sono più tranquilla sapendo che non può uscire, sebbene possa trasgredire quando vuole i domiciliari”.

Addirittura, quando non poteva avvicinarsi a lei, ha riempito Varese di cartelloni col nome della ragazza. “Sempre dicendo che voleva tornare con me. Ecco l’ossessione: non è amore. Non mi fido più di nessuno, non credo più a niente. È stato brutto dover spiegare tutto sul lavoro, che però mi distraeva… E appena potevo, nel fine settimana, partivo, andavo a trovare amici o in vacanza, dove sapevo che non c’era”.

Piano piano vuole ricominciare. E lancia un messaggio a chi si trova in una situazione simile. “Sono soddisfatta della giustizia, non posso dire nulla. Non so ovviamente fino a quando potrò stare tranquilla, fino a quando sarà ai domiciliari. A chi vive una storia simile dico di non avere paura, di non fermarsi, di denunciare, di non lasciare nulla al caso e comunicare tutto. Non bisogna neppure rispondere alle provocazioni. Come ho fatto a non reagire? Sai che non lo so? Non mi ha fatto del male fisicamente, ma moralmente eccome! Voglio solo essere lasciata in pace”.

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