CRONACA
La NZZ attacca i super bonus di UBS e Credit Suisse. Nonostante la crisi, le perdite in borsa e i tagli di posti di lavoro
A UBS 675 dipendenti ricevono globalmente 1,2 miliardi, pari a un quarto di tutti i bonus, in media 1,8 milioni a testa. In seno a Credit Suisse questi top manager sono oltre 1000, il doppio di sei anni fa

ZURIGO - Nelle grandi banche sta nascendo una “aristocrazia dei bonus”: lo sostiene la NZZ am Sonntag, rilevando che le gratifiche sono diminuite per la maggior parte dei dipendenti, ma sono aumentate per i top manager.

 

In media, a causa della crisi finanziaria, i bancari ricevono un bonus di 25'000 franchi, il 38% in meno di 10 anni fa, rilava il domenicale. Nel contempo però nelle banche continuano a esserci persone che incassano milioni. A UBS 675 dipendenti ricevono globalmente 1,2 miliardi, pari a un quarto di tutti i bonus, in media 1,8 milioni a testa. In seno a Credit Suisse questi top manager sono oltre 1000, il doppio di sei anni fa.

 

Le gratifiche aumentano o rimangono stabili anche le azioni delle rispettive società crollano, come è stato il caso nel 2018 per le due banche, che hanno visto i loro titoli perdere un terzo del loro valore.

 

Emblematico è il caso del presidente della direzione di UBS Sergio Ermotti, che nel 2018 ha incassato 14,1 milioni di franchi, praticamente lo stesso dei 14,2 milioni dell'anno precedente. Si tratta di un importo che un ticinese medio (salario mediano mensile 5’563 franchi) guadagna in 213 anni di lavoro.

 

Fra gli investitori – scrive ancora la NZZ am Sonntag - si fa strada una certa irritazione, perché i compensi non sembrano essere in relazione con le prestazioni, sintetizzate dal corso delle azioni. Ermotti guadagna molto di più che all'inizio del suo mandato: lo stipendio fisso è rimasto stabile a 2,5 milioni di franchi ma è fortemente aumentato il bonus, da 6,1 a 11,3 milioni.

 

Le banche sostengono che queste retribuzioni sono necessarie per accaparrarsi i migliori talenti. Ma Roland Weibel – docente all’Università di San Gallo, citato dal settimanale - dubita che elevate quote variabili dei compensi portino a un maggiore successo aziendale.

 

Anche l'Associazione svizzera degli impiegati di banca è critica. "I bonus non generano incentivi, sono al contrario una fonte di frustrazione", afferma la direttrice Denise Chervet. I dipendenti desiderano in primo luogo un posto di lavoro sicuro, ma “il calo dei ricavi ha condotto a programmi di risparmio: molti non capiscono il fatto che in quest'ambito i direttori ricevano gratifiche da 10 milioni".

 

 

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